Krissy nell’ Officina delle Bambole

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Krissy nell’ Officina delle Bambole

Si era vestita con cura: tacchi alti, calze velate color visone, setificate, scarpe con tacco alto e minigonna. Maria Cristina era appena uscita da un negozio dove aveva completato il suo shopping di quella mattina e per le strade del centro di Roma camminava, ancheggiando leggermente. Era una bellissima quarantenne, con capelli con taglio stile anni ’50 ed un concorso come magistrato appena vinto. Si apprestava ad essere una donna bella, potente e desiderata con i suoi 53 chili ed i suo 170 centimetri di altezza.
Le sue gambe, deliziose e modellate da anni di ginnastica artistica, la rendevano un oggetto del desiderio, voleva che tutti la guardassero e si ricordassero di lei.
Sposata con un medico e madre di tre figlie, manteneva ancora il fascino e l’allure di una diciottenne. Molte sue colleghe di lavoro le invidiavano esattamente questa sua capacità. Aver realizzato completamente la sua vita di moglie e madre ed essere sempre pronta per qualche flirt.
Sedette accavallando le gambe, in attesa, al tavolino del bar dove ci davano sempre appuntamento. Erano passati dieci anni, tanti, troppi, ma nel mio cuore non era cambiato nulla: la volevo con la stessa intensità di allora, volevo rivivere con lei il sogno d’amore della mia giovinezza. Era diventata una compagnia di un fascino eccezionale.
La sua innata sensualità le aveva suggerito il look più adatto ad evidenziare le sue doti: i suoi capelli neri erano raccolti a scoprire la nuca, giacca avvitata e chiusa ad arte sul macramè del reggiseno, gonna corta cucita addosso con spacco. Gli uomini rimanevano incantati quando nelle cene private conquistavano un posto tra le sue gambe e scoprivano che non portava le mutandine. Indossava sempre reggicalze o autoreggenti perché sosteneva che la sua albicocca dovesse respirare; avevo sempre apprezzato sempre la sua gnoccolina, rotonda e succosa come una fragola. Marycri aveva fatto del suo corpo un oggetto di piacere raffinato, per pochi eletti.
Erano passati molti anni ma, nonostante quel tempo, ingiusto per un amante disperato, come me, e affamato del suo corpo, riuscivo e vederla ed amarla. Ai nostri incontri, clandestini e silenziosi, si accompagnava una sorta di mestizia per il tempo trascorso ad amare persone sbagliate.
Figure di donne improbabili, per me, uomini molto ricchi e narcisi, per lei. Non avrebbe dovuto concedersi a tutti in maniera sciagurata. Il suo corpo era, per me, una pietra preziosa da intagliare e far brillare. La sua anima era popolata di figure misteriose che le strappavano i capelli in

unioni deliranti fatte di odore di sesso ed idiozie, raccontate per conquistare la mia Afrodite.
Era sempre gentile, calda, sensuale, affabulatoria e “fabulosa” mentre si donava a me in modo totale e completo. Quella mattina di aprile le avrei raccontato tutto del mio passato.
Era vezzosamente gelosa di tutte le altre donne possedute da me. Non avrebbe mai rincorso l’idea che il suo corpo era diventato per me come un’ostia fine, minuscola e lieve.
La Natura le aveva donato la Grazia, e la Grazia le donava la Vita e le Strade per incontrare la Felicità.
Ormai avevo commesso l’errore di considerarla una dea, di allontanarla, forse, dopo aver sofferto tanto nel desiderio del suo corpo, ma dopo aver passato pochi minuti in quell’incontro al caffè mi resi conto della mia anima che gridava e desiderava la sua carnagione color latte. Avrei voluto sciogliere ed accarezzare i suoi capelli neri per poter stringere i polpacci e le sue lunghe gambe.
Erano ritornate le mie mani, avide di corpi di donne, e la mia sete di amore e di sesso. Il mio sguardo andò sulle sue gambe e poi più in su, sui fianchi,sul seno, e le guardai i suoi occhi neri, come la pece. Decidemmo di spostarci tra la confusione dei turisti del centro a casa mia.
Così furono esaurite tutte le nostre domande perché, dopo pochi istanti già morivano sulle lingue avide che si intrecciavano, si riconoscevano, si impadronivano delle parole e del discorso lasciato in sospeso tutti gli interrogativi e le ansie. Nell’intimità dell’appartamentino, inciampando tra i vestiti mentre ci spogliavamo, i nostri corpi si cercarono per unirsi: due mezze mele che ricomponevano il frutto bello e rosso, di azzurro e di mare, della giovinezza.
Ci siamo amati, quella mattina del nostro primo incontro, dopo anni in cui ho elemosinato, gridato, pianto e desiderato il suo corpo in modo struggente, con quel male al cuore che appaga e sfinisce, e dà senso alla vita. Si alzò dal letto col reggicalze ancora addosso, letto in cui per tutta la notte eravamo stati dei frammenti di luce spezzata, dei battiti di ali riflessi in uno specchio, come naufraghi in una tempesta.
Da quel giorno Maria Cristina divenne mia, la mia amica, la mia amante, la mia divinità da profanare.
Era ormai diventata sempre più agile e leggera,ad ogni nostro incontro. Mentre i mie baci percorrevano ogni centimetro del suo corpo e le mie angosce pendevano dalle sue labbra, si faceva sempre più strada, nella sua testolina, un desiderio perverso che avrebbe voluto realizzare con la mia collaborazione.

Era una vecchia idea del liceo, prima che si fidanzasse con quello che poi è diventato il suo attuale marito.
Fu molto chiara:”Vedi Antonio, quello che desideravamo entrambi è successo; io sarò magistrato e tu lavori per una importante casa editrice. Il nostro amore è sfociato nella passione che covava come fuoco sotto la cenere. Desidero di più. Non mi basta più mio marito e rischi di non bastarmi più tu.
Ti pongo una condizione, se la accetti potremo continuare a vederci, altrimenti diciamoci addio ed il mio corpicino non lo sfiorerai più neanche con uno sguardo.”
“Va bene…” faccio io, costretto ad accettare ogni condizione per non perdere la sua anima che convogliava le ferite della sua adolescenza in quella proposta. Avrebbe desiderato di essere sottomessa ed avrebbe affidato a me la conduzione del gioco. Eravamo d’accordo, in un certo senso avrei “venduto” il suo corpo, lei sarebbe diventata il mio giocattolino prezioso.
Un giorno mi aveva fissato un incontro a casa sua, a Milano. L’arredamento del suo studio era di quanto più erotico ci possa essere, le poltroncine in legno massiccio con ampi braccioli davanti ad un ampio tavolo e, dietro a questo, una sorta di trono con lo schienale molto alto. Al muro c’era un arazzo con scene di caccia, sotto le sedie ed il tavolo un antico tappeto, poi ancora un mobile basso, uno specchio. Dalla finestra, racchiusa in spessi tendaggi rossi, t****lava pochissima luce e l’illuminazione nella stanza era circoscritta ad una lampada a stelo che poggiava sulla scrivania.
La principessa Krissy sapeva di cosa avremmo parlato.
Mi avvicinai da dietro e ripetei, dopo averle spiegato esattamente cosa avrebbe dovuto fare, la domanda: &#034accetti ?&#034, un flebile sì, mi fece sussultare e cambiare il tono di voce, adesso ero il suo padrone. Era una condizione indispensabile per poterla portare in quel luogo e, in qualche modo, proteggerla. “Prendi un foglio di carta – le dissi – inizieremo a scrivere insieme le mie regole che solo ora potrai discutere con me.” Sentendo già un tono diverso della voce, ebbe paura che volessi usarla subito e si affrettò a dire che dopo avrebbe avuto da fare. La rassicurai, ma ripetei l’ordine e lo eseguì.
“Scrivi” le dissi con tono imperativo, e dettai: da questo momento accetto di essere di sua proprietà, la chiamerò padrone e mai mi dovrò rivolgere a lei con tono impertinente o aggressivo o dandole del tu; lei potrà insultarmi, offendermi, umiliarmi, punirmi, espormi, nelle modalità che ritiene necessarie, ma mi promette che non proverò dolore, che non avrò mai segni persistenti sul corpo, che non ci saranno mai terze persone e che comunque, in ogni momento potrò sottrarmi dicendo la parola concordata…STOP.”
Aveva qualcosa da aggiungere: “Ti prego, Antonio, non farmi mai imbavagliare o legare completamente, accetto anche lo s**t ed il pissing.” Acconsentii ma le spiegai che in alcuni posti non siamo noi ad avere il controllo di ogni cosa, si creano situazioni per cui è difficile controllarsi. Si valicano dei confini fissati dal nostro Super-Io e si finisce in una dimensione surreale dove il corpo diviene oggetto delle fantasie più oscene. La scrittura nervosa evidenziava l’eccitazione, firmammo e le accarezzai dolcemente il collo per poi tastare il seno, le sussurrai: &#034Ora il primo ordine: voglio controllare la tua eccitazione, le dissi, togliti le mutandine e consegnamele!” Sembrò smarrita, balbettò che attendeva un’altra persona, che doveva andare in palestra, che avrebbe fatto tutto, ma il giorno dopo; bastò una mia occhiata a lei e al foglio che aveva appena firmato per farle dire il suo primo &#034Sì, padrone.&#034
Era troppo ligia al dovere per dire di no. Davanti a me si alzò la gonna quel tanto che bastava per poter raggiungere le mutandine, con un gesto rapido, e senza guardarmi, me le porse. Come pensavo, erano bagnate, la baciai sulla guancia e le dissi che sarei venuto il giorno dopo alle ventuno. Alle nove di sera mi ripresentai presso il suo vecchio studio di avvocato. Nuovamente la segretaria mi accolse, le chiesi se gentilmente potesse farmi una fotocopia di un documento che mi sarebbe servito successivamente.
Un pretesto per far passare come appuntamento di lavoro questo nuovo incontro con Krissy. Mi disse che l’avrebbe fatta immediatamente e così fu, subito dopo avvisò la dottoressa che sarebbe andata a casa e che io ero arrivato; sentii un &#034va bene, ci vediamo domani, digli che attenda un attimo&#034.
La ragazza andò via salutandomi. Passò un attimo ed il meccanico rumore di chiavistelli che chiudevano da dentro la porta d’ingresso dette il via al gioco. Uscii nell’atrio, la vidi e non mi trattenni dal bloccarla, farle appoggiare le braccia al muro e palparle pesantemente la figa ed il seno, poi ripresi il controllo e le ordinai di spogliarsi completamente, inginocchiarsi e attendere. Fu così che, dopo un paio di sessioni di bondage con me, la mia amica mi chiese di conoscere alcuni miei amici che amavano il sesso estremo. Come mai la moglie benestante di un medico, madre di tre splendide ragazze desiderasse, quasi all’età di cinquanta anni una cosa del genere, non volevo saperlo.
Dopo le mie riluttanze nel farle capire che non conoscevo bene

quell’ambiente, che tutti usavano nomi finti e nessuno voleva farsi conoscere, lei continuava ad ins****re. Era diventato imbarazzante, per me, incontrarla il fine settimana e ascoltare le sue richieste. E dire che tra noi c’erano stati incontri favolosi, eravamo vecchi compagni di liceo che si erano avventurati in un gioco perverso; adesso come faceva ad essere così sfrontata? Comunque riuscii a rintracciare Mangiafuoco, un amico realmente molto pericoloso, arrestato più volte perché affiliato ad un clan mafioso e con qualche precedente per violenza privata.
Gli accennai al fatto, non senza qualche timore. Non esitò a chiedermi soldi, cinquemila euro, era la cifra per partecipare a quegli “incontri”, non un centesimo di meno e la mia “donna” (mai detta una bugia più grossa) avrebbe avuto un trattamento di riguardo ed il godimento garantito. “Vuole anche la gabbia ? – mi domandò Mangiafuoco. ”Non lo so – risposi
– ma questo farà alzare il prezzo?” “Sì, passiamo dai 5.000 ai 7.000 e le garantiamo anche una nerchia nera, quella di Billy.”
“Non credo voglia la Gabbia, per il momento facciamola entrare, poi sarà lei a decidere i trattamenti che vorrà, per i soldi a chi deve darli?”
“Tu lo conosci, parla con Black Jack, è lui il cassiere… e fammi avere una foto della troia.”
La gabbia era una vera gabbia di ferro di circa dieci metri quadrati, agganciata al soffitto di queste vecchie catacombe. Per le persone chiuse, quasi sempre ignude, nella gabbia c’erano due componenti eccitanti: l’altezza da terra che faceva dondolare la gabbia ed il freddo delle catacombe, ormai adibite a cantine,che, insieme alla benda nera che copriva il volto, garantivano incredibili erezioni agli uomini ed una sacro terrore per le donne che, in genere, dopo una trentina di minuti, spruzzavano eccitate sotto le mani esperti dei ragazzi super-palestrati che le liberavano da quella prigione.
Così ci siamo dati appuntamento una sera per le foto in un caffè fuori città. Avrebbe dovuto consegnarmi, oltre a qualche foto per farne una sorta di lasciapassare per farla entrare, anche i settemila euro per il suo “divertimento”.
Cercai nuovamente di parlarle e di farle comprendere che sarebbe stata un’esperienza di confine, non si sarebbe trattato della solita chiavatina familiare: fece finta di non ascoltarmi.
Continuavo a domandarmi come avesse potuto sapere, in una città grande come Roma, di cosa mi occupassi, cosa scrivessi e come facevo a conoscere la peggiore feccia di quella metropoli.
I racconti dovevano pur nascere da qualche altro fatto che avevo sentito raccontare, no? Avrei voluto portarmela a letto tante volte ma ci eravamo

persi di vista, lei nel fare la sua vita da donna dell’high society ed io nei bassifondi a raccattare le vite degli altri per cercare di farne narrazione.
Avemmo un paio di incontri per preparare questo nuovo “inizio” ma dopo due chiacchiere veloci o un caffè, ognuno riprendeva la sua strada. In questi incontri notai con un certo disagio che una suo modo di fare, da sempre esistente, quello di strusciarsi addosso al suo interlocutore, era decisamente aumentato e immancabilmente il suo seno si strofinava sul mio braccio. Ogni volta si stringeva sempre di più, sorrideva e continuava a parlare con noncuranza. Quel giorno cercai di allontanarmi con un pretesto ma Krissy mi seguì domandandomi se potevo raggiungerla a casa per sistemarle il portatile che non funzionava a dovere. Arrivato a casa sua trovai il computer acceso sul tavolino accanto al divano e, mentre Rosita, la segretaria, si assentava per mettersi comoda, cominciai ad armeggiare sul portatile. Aprii un paio di cartelle dove si intravedevano delle icone di alcune foto e ci cliccai sopra … ebbi un sobbalzo … ne aprii un’altra e un’altra ancora, le cartelle erano piene di foto di Krissy, nuda ed in posizioni decisamente hard, non mi accorsi che era tornata ed era dietro di me, sentii la sua voce sussurrare: &#034…sono bella vero?…&#034 ma non ebbi il tempo di rispondere perché la sua mano era già scivolata sulla patta dei miei pantaloni e si era stretta sul mio uccello. Krissy mi slacciò i pantaloni, tirò fuori il mio uccello e, dopo aver fatto scivolare la mano su e giù per un paio di volte, avvicinò la sua bocca al glande e comincio e leccare, prima delicatamente, quasi solleticandolo, poi sempre più voracemente fino a far sparire Willy nella sua bocca. Ero senza parole, affascinato dal suo modo di fare e sorpreso dalla sua maestria.
L’eccitazione prese il sopravvento, la sistemai sulla poltrona, il suo culetto rivolto verso di me, il suo sorriso sembrava un invito ad osare, mentre si teneva la figa aperta con le dita e mi diceva di scoparla. Il mio uccello le fu subito dentro, fui molto deciso, tanto che il suo corpo formoso sembrava smontarsi ad ogni colpo.
Ebbi l’impressione di avere una bambolina tra le mani che le stringevano il culetto. Vi infilai le dita, lei sobbalzò con un grido, mentre baciavo la rosellina dell’ano e la riempivo di saliva.
La Signora delle feste milanesi ansimava e gridava mentre le appoggiavo il cazzo sul suo culetto voglioso. Pensavo di doverlo forzare, di doverlo rompere. Invece scivolò giù facilmente. Il lavoro era già stato fatto e questo mi fece arrabbiare molto.
Cominciai a stantuffarla con sempre maggiore violenza, era uscita anche qualche goccia di sangue, non mi interessava, donna Cristina gridava in modo osceno come se la stessero strangolando. Mi diede fastidio e le tappai la bocca con la mano senza smettere di sbatterla con forza, lei mi morse ed io aumentai il ritmo e la forza dei miei colpi fino a sentirla urlare di piacere. Con un ultimo colpo le riempii riempiendole il culo con il mio seme. Ancora stravolto sentii Krissy dirmi &#034domani non perdiamo tempo con il caffè, ok ?&#034, risi di gusto mentre pensavo che l’indomani avrei risparmiato venti euro di aperitivo e avrei avuto un’oretta in più per sfondarle il culo. Però la timorata di Dio, la donna pia e caritatevole dell’alta società era in fregola, e di parere diverso. Così, senza pensare al domani, ricominciò a leccarmi l’uccello … quel giorno, dopo oltre due decenni, ebbi modo di conoscere davvero la mia insospettabile amica.
Mangiafuoco era stato molto preciso nell’indicazione del luogo e mi aveva accennato a quello che le sarebbe successo.
Venne la sera del gioco. Andai a casa sua per accompagnarla. Dovevamo raggiungere l’Officina delle Bambole. Un nome da negozio di rigattiere per un aristocratico e squallido commercio di corpi.
Lei andò a prendere i soldi che mi consegnò in una busta. Scendemmo e la accompagnai. Mangiafuoco riconobbe la mia macchina, chiese i soldi e poco dopo, passando da un ristorante scendemmo, in un cunicolo con delle sale ampie ed illuminate scarsamente dove si intravedevano molte donne vestite da suora e molti uomini vestiti con fruste e flagelli che esibivano, per il resto i loro enormi cazzi. C’erano anche uomini di colore muscolosi, sembravano pronti ad intervenire, ma in realtà si aspettava ancora un po’ di gente. Black Jack, dopo aver contato i soldi, concesse a me di essere il primo con Krissy…”poi sarà nostra…potrai soltanto guardarla soffrire.”
Non mi rimaneva che annuire ed iniziare quella che sembrava la triste danza di una giostra. Tirai fuori dalla borsa di donna Cristina un piccolo frustino con in punta una manina di cuoio, mi tolsi la camicia e le chiesi se si era correttamente ricordata di procurare tutto ciò che le avevo ordinato. Disse di sì. “Bene, le dissi, allora va’ a prendere gli oggetti camminando carponi, disponili davanti a me in modo che possa controllare. Sbrigati troia !” Detto questo, le assestai una leggera frustatina sulle natiche, poi le consegnai in bocca anche il frustino. Come pensavo, forse apposta, forse per vera dimenticanza, mancavano le pinze. “Pensavi di risparmiarti le torture alle tette? povera illusa, ora inginocchiati e porta le mani sulla testa, partiamo subito da lì.” Si portò in posizione, mi avvicinai e guardandola negli occhi per capire il confine tra il piacere ed il dolore, le strinsi i capezzoli tra le dita ora alzandoli ora abbassandoli.
Le dissi di ripetere con me: &#034un ordine del mio padrone non si scorda

mai…&#034 per svariate volte, poi mollai la presa e la istruii sulle posizioni che intendevo farle assumere e che volevo fossero assunte immediatamente a seguito di un semplice comando. Alla parola &#034 esposta&#034 avrebbe dovuto chinarsi accovacciata con le gambe più aperte possibile, le mani sulla testa; alla parola &#034 punizione&#034 doveva inginocchiarsi con le mani dietro la schiena; alla parola &#034 disponibile&#034 la volevo carponi, le gambe leggermente divaricate, la testa bassa in modo da esporre bene le natiche. “Esposta… &#034 le ordinai per prova, e ella si posizionò, la corressi con il frustino, divaricandole di più le gambe ed insultandola per la sua presunta inadeguatezza.
“Attendimi così che ti preparo”, le dissi, e così facendo la bendai, mi soffermai a guardarla per alcuni attimi per godermi quella visione in solitudine, poi portai al centro della stanza una delle sedie che erano lì e l’accompagnai fino a farla sedere sopra, le sollevai entrambe le gambe e le legai ai braccioli. Il suo vestito Versace, le sue autoreggenti e la sua biancheria costosa erano sparite, era nuda come un uccellino su quella sedia in pelle di cuoio. Le scarpe le rubò una delle Bambole che erano lì….era diventata all’improvviso povera, sola e nuda. Dopo un primo rapporto avuto con uno dei boys che erano lì, armeggiai con la sua nocciolina e raccolsi con le dita i succhi del suo clitoride. Glieli feci assaggiare, la sbendai e, mentre la slegavo, le sussurrai che era solo l’inizio e che era ora che anch’io prendessi le mie soddisfazioni. Le ordinai di portarsi in posizione di disponibilità e lei, ormai travolta dalla frenesia lo fece così bene che avrei voluto immediatamente farla mia, ma le mie intenzioni erano altre, volevo prima la sua bocca e desideravo farlo umiliandola ulteriormente. La feci inginocchiare, le mani dietro la schiena, la lingua fuori, con le dita le presi entrambi i capezzoli e le appoggiai il glande sulla lingua. “Ora, le dissi, non dovrai lasciarne cadere nemmeno una goccia” e così facendo iniziai ad indietreggiare lentamente. Lei con fatica si trascinò dietro, cercando di allentare la tensione sui capezzoli ed evitando di perdere il contatto con il mio membro. Pochi attimi dopo sfogai tutta la mia libidine in un copioso flotto che le entrò in bocca, cadde per terra, le riempì la lingua. Le lasciai i capezzoli e severamente le intimai di leccare ogni goccia di sperma caduta sul pavimento.
Rilassato, seduto sulla poltrona mi gustai la schiava, che nuda e sottomessa, carponi stava umilmente leccando sul pavimento il mio seme. Appena finì, pretesi che continuasse a leccarmi per farmi un completo servizio di pulizia. Dovevo riprendermi, pertanto optai per usarla come burattino esibizionista. A seguito di ordini perentori e decisi dovette posizionarsi in tutte le pose più oscene ed umilianti. Una sua innocua

richiesta, quella di andare in bagno mi fece venire l’idea di umiliarla costringendola ad urinare davanti a me, dopo una lunga attesa e le sue suppliche di rinunciare alla cosa, la derisi e la accompagnai in bagno per lavarsi. In seguito, iniziai un piccolo interrogatorio, le chiesi se si masturbasse sovente e in che modo lo facesse e poi volli che lo facesse davanti a me. Sfruttando le gambe di un tavolaccio da osteria che si trovava in quel cunicolo con lei a quattro zampe, le aprii le cosce da dietro e con il frustino picchiettai più volte sulla parte interna delle cosce e più delicatamente sulle labbra della figa.
Passai delicatamente un dito nell’orifizio dell’ano e, lasciando lì il dito pollice di una mano, con l’altra, armato di un grosso dildo la penetrai dolcemente ma inesorabilmente.
“Puttanella, le sussurrai, ora ti faccio piangere dal piacere.”
Manovrai a lungo con una mano e con l’altra finché, spossata, mi implorò di fermarmi. Ora era veramente alla frutta come energia fisica e nervosa; era giunto il momento di fermarsi. Andare oltre avrebbe significato bruciare una storia che poteva ancora continuare con soddisfazione per entrambi. La sollevai in posizione eretta e, a ben pensarci non era più stata così da quasi un’ora e mezza, la accarezzai dolcemente sul viso e le chiesi se le fosse piaciuto.
La sua reazione fu inaspettata, mi baciò avidamente e il trasporto ci portò ad avere un rapporto dolce e normale. Prima di lasciarla le chiesi di rimanere nuda finché non fossi uscito e di ricordarsi che sarebbe stata sempre la mia schiava.

4

una notte sporca, io e mia moglie Chiara

Accanto a me, in auto, Chiara è palesemente nervosa. Si guarda intorno di continuo, osservando il mutevole paesaggio notturno dell’estrema periferia milanese. Poche automobili a quest’ora, di sicuro ce ne saranno in abbondanza nel luogo dove ci stiamo dirigendo. Le sue gambe tozze e carnose, irrobustite da anni di danza, risaltano forse un po’ troppo negli hot pant che indossa, e lei è decisamente a disagio con quegli otto centimetri di tacco che le ho fatto indossare.
Ma non è lei, stasera, a decidere cosa può o cosa deve fare… stasera Chiara deve compiacermi. Nel buio la sua pelle candida riluce, decisamente la sua vera attrattiva, insieme a quella boccuccia piccola dalle labbra sottili sempre atteggiata ad espressione di dubbio nella quale molte volte ho preso il mio piacere. Ogni tanto lei mi accarezza la mano posata sul cambio, in cerca di sicurezza e di conforto; a mia volta, quando la guida me lo consente, poso lo sguardo sulle sue cosce nude, non belle, certo, con quell’inizio di cellulite, ma conciata così decisamente provocanti, e gliele accarezzo a mia volta, andando in estasi per la sericità della sua pelle. “Sei inquieta tesoro?” le domando. “Beh, sì, molto…” risponde lei “anzi, ho proprio paura…” “Stai tranquilla, andrà tutto bene.” “Ma tu sei sicuro, Andrea, di quello che andiamo a fare?”

“Chiara, sono più che sicuro, io desidero fortemente ciò che stiamo per fare” “E perché..?” domanda lei.

“Perché sono pazzo di te, e voglio provare quella folle vertigine di eccitazione che solo certe situazioni possono procurare…” “Ma non so se mi piacerà…”. “Senti amore” le dico con decisione “non è necessario che ti piaccia. Se ti piacerà tanto meglio per te, ma questo lo facciamo perché hai detto di essere pronta a qualunque cosa per me… lo sei ancora?”

“Sì amore, sì, stai tranquillo, lo farò, ti farò felice, solo… lo sai cosa proprio non mi va di fare…” “Stai tranquilla, quello non lo farai.” La rassicuro. Ormai siamo arrivati alla nostra meta, un grande parcheggio buio in fondo a via Novara. Accosto l’auto e spengo il motore. La guardo, lei sostiene il mio sguardo, nervosa. La canottierina fuxia che indossa mette in evidenza le due piccole tette strabiche dai capezzolini puntuti e duri, segno di un’agitazione molto forte. Nel piazzale molte auto sono ferme, alcune solitarie, altre affiancate, e molte altre girano lentamente avanti e indietro per il parcheggio, in caccia… Io mi protendo verso di lei, la abbraccio, la bacio sul collo e sulle labbra; lei mi afferra il pene attraverso i pantaloncini e inizia a lavorarlo di mano, ma io la fermo: “Piano piccola, stop, non farmi venire ora, la serata è lunga…” Ma la notte sta per iniziare… Un’auto ci punta i fari dentro l’abitacolo, e io prontamente abbasso una bretellina della canottiera di Chiara, scoprendo un seno.

Lei d’istinto fa per girarsi di schiena, ma io la blocco e anzi faccio in modo che sia ben visibile, sfilandole al tempo stesso la canottiera. Lei si copre i seni con le mani, mentre l’auto che ci ha illuminati si affianca alla destra della nostra. “Togli le mani dai seni!” le dico. Chiara obbedisce, e posa le mani sulle gambe. Il suo sguardo resta fisso nel vuoto, in avanti, lei si trova in uno stato di tensione insostenibile…Intanto apro il finestrino di destra, mentre il nostro visitatore fa altrettanto con quello del lato guidatore. Fa capolino un uomo smilzo, di mezza età, calvo, che ci dice “Cercate compagnia?” “Ciao,” rispondo gioviale, “la mia donna, qui, cerca compagnia.” “Posso salire su con voi?” domanda il tipo. “No, viene lei da te. Tu però mi dai le chiavi della tua macchina” “Prendile” risponde lui, e le lancia attraverso il finestrino, “ora, se la signora, o signorina, vuole farmi visita… “ “Vai da lui Chiara, e fai tutto quello che vuole…” “Ma come, così, a freddo…” obietta lei “E cosa volevi, un invito a cena?” le rispondo ridendo, “coraggio, VAI DA LUI!” “E come esco… così?” mi dice, indicando i seni nudi. “E certo, tanto poi ti spoglierebbe lo stesso lui, quindi per metà sei già pronta. Forza Chiara, ora poche storie, muoviti…” “va bene… ecco, vado…tu però resta qui accanto.” ed esce dall’auto; passando dietro quella dell’uomo, va a sedersi sul sedile accanto al posto di guida. “Ehi amico,” dico io, “trattala bene, è la sua prima volta qui, e niente anal…”

“Ok, va bene” risponde l’uomo ridendo.

Appena Chiara gli si siede accanto lui subito allunga una mano a tastarle i seni – prevedibile il porcello – poi si china a leccarglieli. Chiara è immobile, come pietrificata. Poi lui prende a baciarla sul viso, in bocca, vedo che cerca di forzare con la lingua tra le sue labbra, la abbraccia e intanto inizia a reclinare il sedile su cui è seduta. Lei mi lancia un’occhiata smarrita, io le mando un bacio e le rivolgo un cenno di incoraggiamento, poi Chiara scompare, inghiottita dall’abitacolo dell’uomo. Nel buio non distinguo nulla, e neanche mi interessa. Vedo i pantaloncini di lei poggiati frettolosamente sul cruscotto dalla mano dell’uomo, poi d’un tratto entrambe le gambe di Chiara si alzano verso il tettuccio, come se qualcuno la stesse leccando in mezzo… Passano circa venti minuti, durante i quali più volte vedo la sagoma dell’uomo agitarsi e contorcersi confusamente sul corpo della mia ragazza, poi un bel momento lo vedo accasciarsi sul sedile di guida. Chiara recupera in fretta i pantaloncini, li indossa e torna nella nostra auto. Io allungo le chiavi al tipo, che faticosamente mette in moto e si allontana. La guardo. Chiara sta seduta a capo chino e piange in silenzio. Poi: “era questo che volevi…” mi dice “ volevi che fossi trattata come una puttana” e tira su col naso. “Ti ha fatto del male?” le chiedo. “No, no, solo che era… era così meccanico, freddo, stava su di me, dentro di me, mi metteva le mani dappertutto, ansimava, mi si muoveva dentro, non diceva una parola, solo un rantolo alla fine, quando ha detto…” e qui Chiara esita… “Cosa ti ha detto, amore?” “Mi ha detto di ingoiare…” risponde lei singhiozzando. Quell’uomo non le ha risparmiato nulla… La bacio, e avverto nella sua bocca quell’inequivocabile sapore dolciastro “Beh, con me lo fai sempre…” “Sì cazzo, ma non è proprio la stessa cosa sai!” esclama lei. “E tu, tu lo hai…” “No, non sono riuscita, era tanto e lui mi rimaneva dentro…” La guardo meglio: in effetti il suo collo è tutto impiastricciato, e ne ha anche nelle orecchie e nei capelli.

“Amore, sei stata grande…” “Ti prego, andiamo via ora…” mi dice. “E no tesoro, abbiamo appena iniziato. Ora lo rifarai… guarda!” Le indico l’esterno dell’auto: tre macchine si sono avvicinate, incuriosite dal trambusto. “Ora amore, il primo che si fa sotto sarà il tuo prossimo amante!” “Sei proprio deciso…” commenta lei rassegnata, poi prende dei fazzolettini e si pulisce. In quel mentre si affianca un’auto e si affaccia un ragazzone robusto. “Andate via o restate?” ci domanda. Questa volta io sono molto diretto. Indico Chiara e gli dico: “La vuoi? Tranne l’anal le puoi fare tutto!” “E se volessi proprio quello?” risponde lui. “Allora pagati un transessuale stronzo!” risponde al volo Chiara. “E che cazzo di carattere…” commenta il tipo. “Calma amore” dico a Chiara “Stava scherzando…” poi, rivolto a lui “Non ci fare caso, ora te la mando, tu però dammi le chiavi della macchina” “Eccole. Se ti va puoi guardare cosa facciamo” “Certo che guardo, contaci.” “Allora vado…?” mi chiede Chiara e fa per aprire la portiera.

“Aspetta, spogliati qui in macchina e vai da lui già nuda, tieni su solo le scarpe che ti danno un’aria terribilmente eccitante.” “Tu sei pazzo…” commenta lei denudandosi.

“Brava amore, ora esci e camminando MOLTO LENTAMENTE vai da lui, voglio che gli altri uomini che si sono fermati qui vicino ti guardino nuda, in modo che possano pregustare ciò che li aspetta!” “Cioè, vorresti che dopo io…” “Hai capito bene tesoro mio, dopo entrerai anche nelle altre due macchine parcheggiate qui. Ma prima, quando hai finito con questo, torna da me, chiaro?” “Va bene…, vado.” Ed esce. Il ragazzo se la mangia con gli occhi mentre lei gira intorno alla sua auto, ed esclama: “Oddioooooo, che fichina pelosa… vieni bella, vieni bella, vieni bella…” In realtà Chiara non è così bella come farebbero pensare gli entusiasmi del ragazzotto, solo che vederla così, su quei tacchi alti, nuda e pronta da chiavare, rende tutta la situazione morbosamente intrigante.

Le due auto vicine fanno qualche lampo con gli abbaglianti per vederla meglio, e per alcuni istanti il corpo nudo di Chiara è visibile in tutto il parcheggio come se fosse pieno giorno. Questo fa sì che lei acceleri il passo ed entri in fretta nell’auto del ragazzo, che, chiuso il finestrino, appena la ha a portata di mano le si getta sopra con foga e inizia a leccarla ovunque. Quindi io non posso sentire nulla, ma vedo molto bene quello che succede. Lui d’un tratto le si erge di fronte, estrae un cazzo enorme già eretto, glielo pianta in bocca e tenendole la testa tra le mani inizia a scoparla velocemente, spingendosi molto a fondo… Chiara è completamente passiva, con una mano posata sul fianco di lui tenta di limitare la profondità degli affondi, ma l’altra la tiene inerte in grembo. Ogni tanto lui interrompe la scopata orale per chinarsi a leccarle il collo, il viso, le tettine, poi riprende con foga aumentata. E’ eccitatissimo…. D’un tratto si ferma, prende delle salviettine e deterge il viso e il collo di Chiara della saliva che è colata su di lei, poi, con estrema dolcezza, si siede sul sedile di destra e se la pone in braccio, penetrandole la vagina a fondo. Quando il suo pene le entra nel corpo, per un attimo Chiara chiude gli occhi e serra le labbra, come se le avesse fatto male. Ora sono uno di fronte all’altra, lui le si muove lentamente dentro, e intanto le accarezza il viso, le ravvia i capelli, la coccola, sembra volerla mettere a proprio agio con dolci baci a fior di labbra…cerca di scherzare prendendole i capezzoli tra due dita e scuotendole le tettine; Chiara ora abbozza un sorriso imbarazzato, accenna delle carezze al volto di lui, che ora cerca la sua bocca per dei baci più profondi… e Chiara, a quei baci, decisamente, ci sta!Le piacciono, ed ora è lei a rispondere agli inviti del giovane con altrettanta veemenza, infilandogli la lingua in bocca, sbavando su di lui, leccandogli il collo, il tutto mentre i movimenti del suo amante continuano lenti e profondi. E’ terribilmente eccitante vedere il suo bianco culo grassoccio adagiato sulle gambe del giovanotto, le sue cosce aperte per favorire l’unione dei due sessi, sapere che Chiara, in questo momento, sta dando piacere, il più forte dei piaceri, ad un maschio sconosciuto che la sta usando a suo piacimento con il cazzo ben piantato dentro. E poi, all’improvviso, il quadro cambia: il giovane la afferra per i capelli, la stacca da sé, le allontana il viso dal suo, e le sputa sulla bocca un denso getto di saliva. Lo sento urlare: “E adesso muoviti troia, datti da fare, fammi godere!”. La afferra forte per i fianchi, muovendola su e giù quasi volesse masturbarsi dentro di lei.

La sento dire qualcosa del tipo “Va bene, va bene, ma fai fare a me, così mi fai male!” e poi prende a muoversi da sola su di lui più velocemente che può tanto che le tette le ballano davanti, mentre lui le pone le mani sulle spalle e chiude gli occhi, mormorando parole che non posso sentire. Pochi minuti, lui ha un sussulto, due, Chiara su di lui si ferma, rimane un attimo a guardarlo; il ragazzo fa un vago gesto con la mano, lei si sfila da lui ed esce dall’auto. Si avvicina molto in fretta alla nostra, e intanto si sente una voce provenire da una della altre due macchine ferme vicino: “Hai goduto amore?”

Lei non risponde ed entra in macchina. E’ tutta sudata, ansima. Io rendo le chiavi al ragazzo, che, come prima l’altro, in un attimo si dilegua.

Subito Chiara prende dei fazzolettini di carta e si pulisce tra le gambe, poi affonda il viso nelle mani e singhiozza. “Che schifo, che schifo…” dice “…mi è venuto dentro, così, senza neanche avvisarmi…” “E allora?” le rispondo, “Tanto prendi la pillola, che te ne importa? Anzi, è più eccitante sapere che ti ha goduta completamente…”.

“Ma non capisci? Quello volevo che rimanesse solo per te… E poi… c’è stato un momento che sembrava diventato dolce e premuroso, e iniziava a piacermi…” “Ho visto, eri bellissima mentre lo coccolavi, mentre cercavi di dargli piacere e dolcezza, sei stata grande Chiarina mia…” .

“Sì, e poi di colpo è diventato selvaggio e brutale, mi chiamava troia, continuamente, mi insultava, mi ha anche detto ‘visto che non sai fare i pompini lavoramelo di fica’ e ‘ti voglio sborrare dentro’ e io non volevo ma poi ho pensato che tu desideravi che io lo accontentassi in tutto e gliel’ho lasciato fare… e poi, quando è venuto, mi ha solo detto ‘ora vattene puttana’”. “E hai fatto bene amore, sono felice che tu l’abbia fatto, perché altri uomini ti avranno così e ti tratteranno allo stesso modo.” Per un attimo Chiara mi guarda con sgomento. “Tu mi ami ancora?” mi chiede. “Ti amo ancora di più tesoro, ma voglio che tu continui così. Lo farai, vero?”. “Sì certo, lo farò, ma non riesco ad eccitarmi…anzi, ti confesso che questo gioco proprio non mi piace…”. “Per adesso non importa, devi farlo anche se non ti ecciti, ma col tempo vedrai che ci prenderai gusto, te lo assicuro. Diventerai una swinger perfetta!” E senza dirmi niente, Chiara si china su di me, mi tira fuori il cazzo, se lo mette in bocca e me lo lavora con accanimento. Io, già eccitato dalle sue esibizioni, non ci metto molto a venire, e le scarico in bocca l’orgasmo. Chiara indugia un attimo, poi ingoia tutto e mi ripulisce con la lingua.

“Sai” mi dice cercando di sorridere “volevo verificare se veramente non so fare i pompini!” “Stai scherzando!? Lo succhi in modo magnifico amore! Ora però sai cosa desidero…” Lei ammicca verso l’esterno “Le altre due auto..?”. “Sì, vieni, ti accompagno io stavolta”. Usciamo insieme dalla macchina e ci avviciniamo ad una delle due vicine.

Chiara è sempre nuda, con solo le scarpe, io la prendo per mano e quando il finestrino si apre e si affaccia un uomo decisamente anziano (avrà sui settanta anni) io prendo l’iniziativa: “Se ti vuoi divertire con lei è tutta tua, solo tengo io le chiavi della tua macchina finché la mia donna sta con te. Fai quello che vuoi e quando hai finito chiamami; io sono qui vicino”. L’uomo apre la portiera della macchina e si vede che ha già il cazzo di fuori, eccitato. “Vieni tesoro, come sei bellina, sei un fiore” le dice accogliendola e baciandole una mano. La portiera si richiude e faccio appena in tempo a vedere Chiara chinarsi sul vecchio a prendergli il membro in bocca, una mano di lui sulla sua testa a comandarle il movimento, che l’occupante dell’altra macchina attira la mia attenzione. Io mi avvicino. “Ce n’è anche per me?” mi chiede un grassone sudato, modello camionista a riposo. “Non usi mezzi termini” gli rispondo. “E che cazzo” ribatte lui “Sono qui da quasi un’ora e quella… e la tua ragazza se ne è già fatti tre… vorrei partecipare!” “Va bene, quando ha finito con quello te la mando. Niente anal…” “Non lo prende in culo?” chiede lui.

“NO, NON LO PRENDE IN CULO E NON CI PROVARE! E quando lei è con te io tengo le tue chiavi della macchina.” “Non ti fidi, eh?” “Senti è la mia donna…” “Già, e la porti qui a farla sbattere da tutti”. “Ascolta, se ti va è così e niente commenti, al limite, quando te la fai, puoi insultarla, puoi sputarle addosso se ti va, le puoi anche venire dentro…” “Davvero???” “Sì, davvero, ma non ti impicciare sui motivi che ci spingono a venire qui.” “Va bene, dicevo per parlare un po’…” “Ora aspetta un secondo, dovrebbe aver finito con il vecchietto…” Aiuto Chiara ad uscire dalla macchina del vecchio, rendo le chiavi, la abbraccio e le do un bacio sulle labbra. “Anche lui in bocca, vero?” “Sì, però almeno lui è stato gentile.”

“Hai ingoiato?” “Sì, non ne ha fatto molto…” “Bene, ora vieni” e la conduco dal ciccione. “Andrea, sono stanca…” La ignoro, e mi rivolgo all’uomo: “Le chiavi amico”. “Eccole… prego bella, vieni qui!” Io la bacio di nuovo “Forza amore, stai andando benissimo”. L’uomo ha già sdraiato il sedile di destra, fa accomodare Chiara e le spalanca le gambe. Poi le infila con forza due dita in fica e la fruga a fondo, e intanto si accanisce con la lingua sui capezzoli. Il suo modo di fare è molto sbrigativo, Chiara è di ghiaccio ma si lascia fare tutto. Lui le monta sopra, le piazza l’uccello sul viso e le dice “Forza bella, prendilo in bocca e divertiti!” Chiara lo accetta, ma non ha proprio l’aria di divertirsi; cionondimeno lo succhia a lungo prima che lui decida che è il momento di scoparla. “Mettiti a pecorina…” le ordina. Chiara si rigira e si mette a quattro zampe, lui la penetra con modi spicci e le si muove dentro velocemente. “Non resisto cazzo non resisto…” dice lui ansimando “… o cazzo o cazzo… vengo, vengo, ti schizzo in fica piccola puttana… eccomi… ECCOMI!” Chiara lancia un grido quando lui le eiacula dentro. “Lo hai sentito,eh..?” le dice lui uscendo dalla sua vagina, che subito inizia a colare sperma. “Sì che l’ho sentito maiale, l’ho sentito, sei soddisfatto?” gli risponde lei astiosamente, poi si mette una mano tra le cosce, tira su un po’ di quella bianca sostanza filamentosa e gliela spiaccica in faccia: “Ecco, ora lo senti anche tu!” “Fuori dalla mia macchina, culona…” dice lui ridendo.

Io gli rendo le chiavi, lui se ne va. Il vecchietto che aveva spompinato prima però è rimasto a guardare, e ora interviene “Signorina, non faccia caso agli insulti, lei è una ragazza dolcissima e molto calda… “ Io e Chiara ci guardiamo sorpresi “…e le confesso che mi piacerebbe poter godere ancora della sua compagnia…” e così dicendo riapre la portiera e… meraviglia delle meraviglie, è di nuovo eccitato! Guardo Chiara, lei mi anticipa e dice “Sì, con lui ci vado. Aspettami qui.” Ed entra di nuovo nella macchina del vecchio. Lui le dice “Vorrei che lei mi rifacesse quel lavoro con la bocca… è stato bellissimo…”. Questa volta la portiera resta aperta, io vedo tutto. Quando sta per venire, l’uomo le preme la testa con le mani giù, sul pene e la incita: “Oh sì, signorina, continui così, oh sì dai tesoro, ti prego fammi venire così… fammi venire in bocca… fammi venire in bocca….oohhhhh….” e se ne viene per la seconda volta nella bocca di Chiara. “Grazie, mille grazie signorina… lei è meravigliosa… vada pure… grazie…”. Chiara esce dall’auto, lui mette in moto e se ne va. La riconduco nella nostra macchina. Ci chiudiamo dentro. Lei è un po’ imbarazzata. “Amore… devo dirti una cosa…” io credo di capire, ma la incoraggio. “Dimmi tesoro, lo sai che puoi dirmi qualsiasi cosa.” “Con quest’uomo, questo anziano… beh… mi è piaciuto…” “Amore… sono contentissimo!” esclamo. L’avevo intuito: quell’uomo, con il suo garbo, l’aveva messa a proprio agio. Ma quello che voglio io è invece farle vivere situazioni dure, sgradevoli, dove non si ecciti, dove non stia bene, ma si senta sempre sotto pressione… però la incoraggio, in modo da spingerla a fare quello che ho in mente per dopo. “Sai, era educato, pulito, tu pensa che la prima volta che mi ha fatto, prima di venire mi ha interrotta un attimo, mi ha sollevata e mi ha detto ‘signorina posso venire nella sua bocca, non la disturba?’, io gli ho dato un bacio e gli ho detto che poteva fare tutto ciò che voleva, e ho ripreso a dedicarmi a lui, al che lui si è lasciato andare e di lì a poco mi ha spruzzato nella bocca quel poco sperma che aveva e a quel punto… “ e qui Chiara esita “A quel punto?” domando io.

“A quel punto ho sentito che AVEVO VOGLIA di inghiottire!” e qui Chiara abbassa lo sguardo e tace. “Amore, è fantastico” le dico “e magari… ti sei anche eccitata..?” “No, Andrea, quello no… sono stata bene certo, ma non mi sono eccitata…” “Amore mio…” e così dicendo sono sopra di lei, la bacio profondamente nella bocca, assaporando lo sperma dell’ultimo uomo che l’ha avuta. “Prima di continuare voglio che ti masturbi davanti a me.” le dico e da uno zainetto poggiato sul sedile posteriore estraggo un vibratore che simula un cazzo molto grande. Chiara apre le gambe e lentamente ma con decisione se lo infila in figa per metà, poi inizia a muoverlo avanti e indietro con entrambe le mani, gli occhi chiusi, la bocca semiaperta… io gliela bacio, poi ci sputo dentro. In breve i suoi movimenti si fanno più ritmici, il respiro più serrato, Chiara inizia ad emettere piccoli brevi gemiti e intanto si massaggia anche il clitoride. Ma sul più bello, quando sta per venire, la interrompo, sfilandole il cazzo dalla vagina “Ora basta, non devi godere… non stasera!” Lei mi guarda delusa, si dà un ultimo colpetto al clitoride e si calma. “Ora amore mio, sei pronta per il clou della serata?”. Lei appare preoccupata. “Cosa devo fare adesso..?” “Amore mio dolcissimo, Chiarina mia adorata,” le sussurro baciandola “così nuda come sei, esci dalla macchina e mostra il tuo corpo, cammina liberamente per tutto il piazzale, e non solo lungo il perimetro. Vai in mezzo alle macchine, guarda dentro quelle ferme, e lascia che tutti possano vederti, se qualcuno ti rivolge la parola tu dagli corda, e sostieni il corso degli eventi…” “Ma Andrea… e se qualcuno mi vuole stuprare..?” “Chiara, se non lo hai capito… io VOGLIO che tu venga stuprata… dovrai lasciarlo fare, e assecondarlo, o assecondarli se ti salteranno addosso in gruppo…ora niente più regole amore, dovrai sostenere per me questa prova molto forte…” “Ti prego… no… no… ho paura…” e una lacrima le scivola sulla guancia. “Non piangere tesoro, io starò qui vicino, andrà tutto bene vedrai… ora però esci da questa macchina… e affronta la notte!” “Ma tu ci sarai vero?” “Quando sarò con te, non sarò il tuo ragazzo… hai capito vero?” “Ho capito…” “E allora vai amore mio, e buona fortuna!”. Chiara fa per aprire la portiera. Le metto la mano sulla gamba e le dico “No, aspetta un attimo.” Lei mi guarda speranzosa, forse crede che ci abbia ripensato. “Dimmi…” “Chiara…” e inizio a baciarla con passione sul viso, sul collo, nella bocca “…Chiara, amore mio grande… tesoro mio…” “…Oh Andrea… sì, baciami, scopami, fammi tu quello che vuoi… amore…” “Chiarina dolce mia… sei bellissima, che pelle morbida e vellutata che hai… mi piaci da impazzire…” e con la bocca scendo a leccarle la fica, che inizia a bagnarsi, le infilo un dito dentro, e continuando a leccarla le mordo il clitoride, assaporo il suo aroma e alla fine la mia ragazza viene con un gemito. “Ti amo Andrea… ti amo da impazzire…” e mi abbraccia forte. Io la stringo a me e le sussurro “Anche io ti amo Chiara, e proprio per questo ora voglio che tu esca da questa auto e faccia ciò che ti ho detto.” “Ma perché..?” inizia lei. “Perché voglio provare a sentirmi folle di eccitazione e di gelosia a vederti trattata come un oggetto; fatti umiliare Chiara, asseconda ogni desiderio degli uomini che verranno con te.” La allontano un po’ da me e la guardo negli occhi. “Verrai insultata, tesoro, useranno e maneggeranno il tuo corpo senza alcun riguardo, non si cureranno dei tuoi desideri o delle tue preferenze… un assaggio lo hai già avuto prima, no?” “Sì… è stato duro…” “E lo sarà ancora di più adesso tesoro, se solo un quarto degli occupanti delle macchine che sono in questo piazzale verrà da te…”. Vedo che Chiara sbianca in volto, come se stesse facendo un rapido calcolo mentale “Ma sarebbero…” dice “…tanti, sì amore, ma ti confesso che se dovesse dipendere da me sarei felice di vederti in mezzo ad almeno cinquanta uomini.”

“Ma come si può…..”

“Si può Chiara, si può… peccato che ben difficilmente qui ne troverai così tanti. Ora amore, fai un bel respiro, fatti coraggio e vai.” E Chiara va. Apre la portiera, esce dall’auto e si allontana da me… e il cazzo mi diventa terribilmente duro! Lei cammina con passi lenti e impacciati, dapprima segue il perimetro del parcheggio, poi, ricordandosi delle mie prescrizioni, si fa coraggio e punta decisamente verso il centro. E’ indubbiamente uno spettacolo!

Questa ragazza bassina, con un culo decisamente grosso e un tantino cellulitico, le cosce tozze e robuste e due tettine che le ondeggiano davanti, i capezzoli turgidi e tesi, la pelle candida che quasi brilla alla luce dei fari delle auto che la incrociano, il foltissimo ciuffo di peli neri sul pube, le spalle esili… questa ragazza che si aggira nuda in un parcheggio, in equilibrio su tacchi alti otto centimetri che mettono in risalto le sue forme imperfette… questa ragazza che per amore è pronta a concedersi a chissà quanti uomini e a permettere loro di usare il suo corpo a loro proprio piacimento… questa ragazza che sta dando mostra di un coraggio da leone nell’affrontare una prova che sarebbe già durissima per una pornostar professionista o una ninfomane incallita… questa ragazza è la mia ragazza, ed è così provocante che mi aspetto di vederla sommersa di uomini…

Esco dall’auto e mi allontano in direzione opposta a quella presa da lei. Chiara non se ne è accorta, ed è bene così. Osservo. Diverse auto le si avvicinano, i conducenti si sporgono a rivolgerle parole che non sento, allungano una mano a tastare le sue carni, o le infilano le dita nella figa. Poi magari si allontanano, sostituite da altre. Il gioco si ripete parecchie volte, e intanto noto che Chiara si sta spostando verso un angolo lontano dal piazzale dove alcune delle macchine che l’hanno abbordata sono già parcheggiate… e altre, man mano che questo singolare carosello continua, se ne aggiungono; ne conto già dodici, e Chiara continua nel suo girovagare… sembra quasi che ad ognuno stia dando delle istruzioni e che quelli vadano in un punto convenuto ad aspettarla, e pensando a quanto è metodica ed organizzata nella vita di tutti i giorni verrebbe da pensare che stia coordinando tutti quegli uomini per dare poi il via alla sua prima e personalissima gang bang! Ormai ventuno macchine – e non è detto che abbiano tutte un solo occupante! – sono ammassate dove lei le ha mandate, disposte ad arco vicino all’angolo estremo del piazzale, ma Chiara continua nella sua ricerca…e sì, questo è proprio un suo tratto distintivo: quando assolve ad un compito assegnatole, cerca sempre di farlo al meglio ed anche in questo caso non vuole venir meno ai suoi principi! Ventisette macchine, e Chiara continua a cercare… solo che dall’angolo dove lei ha ammassato tutti i suoi prossimi amanti – violentatori? – qualcuno la chiama: “Dai, adesso basta, vieni qui, cazzo non ti possiamo aspettare delle ore!” Lei si gira e gli risponde “Arrivo, arrivo, state tranquilli, eccomi!” e con passi decisi va verso di loro… solo che i tacchi la impacciano, rischiando di provocarle una distorsione o peggio – non è abituata a portarli – per cui si ferma un attimo, si slaccia le scarpe, se le toglie, le lancia verso la nostra auto e così scalza ora corre verso le macchine ferme “Eccomi, sono qui…” sento che dice, e si va a mettere di fronte alle auto, in un piccolo spazio vuoto che queste hanno lasciato tra loro ed il cordolo dell’aiuola che delimita il piazzale. Senza le scarpe non è più molto provocante, ora è solo un piccolo corpo nudo alla mercé di molti sconosciuti. Sono tutti ancora nelle loro auto, la guardano, e lei sta lì ferma, in piedi davanti a loro, le braccia inerti lungo i fianchi, lo sguardo inquieto che va da un’auto ad un’altra; si vede il suo torace muoversi velocemente, evidentemente sta respirando affannosamente per l’emozione, le labbra sono serrate. Qualcuno la illumina con gli abbaglianti, lei si copre gli occhi, poi le portiere iniziano ad aprirsi… in breve non riesco più a vederla, ne ha tanti intorno, per cui mi avvicino e entro nel drappello. Per qualche attimo riesco ad intravedere il suo viso, lei è ancora in piedi in mezzo a loro, cerca di essere disinvolta, di sorridere ma gli occhi tradiscono preoccupazione e paura. Bene amore, è così che ti voglio! Cerco di contare gli uomini che ha intorno… sono trentasei, escluso me! Si è creato un cerchio intorno a lei, chiaramente non tutti riescono ad avere accesso al suo corpo per cui, devo dire molto democraticamente, dopo averle dato qualche carezza, dopo averla baciata due tre volte i privilegiati cedono il posto a quelli dietro, in modo che tutti poco per volta possano iniziare a saggiare la consistenza del corpo di Chiara o provare il sapore della sua bocca. Lei non parla, risponde meccanicamente ai baci degli sconosciuti baciandoli a sua volta senza troppo trasporto, ma a loro sembra non importare. Da parte loro poche frasi: “Baciami”, “Che pelle che hai…” “Forza bella… tira fuori la lingua…” e cose di questo tipo. Qualcuno ha già estratto il cazzo dai pantaloni e magari se lo mena un po’, ma ancora nessuno ha provato ad infilarlo in qualsivoglia orifizio di Chiara. Appare evidente che se la vogliono godere ben bene… decine di mani percorrono il suo corpo, bocche si posano sul di lei, lingue la esplorano… un uomo le va dietro, si inginocchia e prende a leccarla nel solco tra le natiche, lei resta ferma, passiva, chiude gli occhi e lascia fare… “Cazzo che fortuna stasera…” sento dire vicino a me “…chissà come è arrivata qui ‘sta tipa, ma ora ce la facciamo tutti…” Un altro dice “Non è certo una strafiga… però guarda come si lascia fare…” e un altro ancora, lasciando il posto ad un compare: “Vai tu ora… però non sembra molto eccitata…” e l’amico risponde “Ma chi cazzo se ne frega se non è eccitata! Tanto ci sta, pensiamo a farcela che roba così è la prima volta che la vedo!”. Poi, parte il primo insulto: “Dai troia, ora prendilo in bocca, giù in ginocchio forza!”. E Chiara obbedisce. Si inginocchia, apre la bocca e accoglie il primo uomo che si fa avanti. “Succhialo dai…” le dice il tipo e lei, che nonostante tutto è maestra nello sbocchinare, lo manda in estasi: “Cazzo, così ti vengo in bocca subito… ma sì dai forza… fammi venire che non ne posso più…sì così… così… VENGO!” e con un rantolo viene, eiaculandole in bocca, mentre dalle bocche dei vicini si leva un grido di incoraggiamento e di plauso. Chiara riceve lo schizzo ad occhi chiusi poi, quando l’uomo si ritrae, sputa lo sperma di lato. Subito un altro le si para davanti: “Ora tocca a me… prendi vacca!” e le ficca il coso in bocca. Anche lui non dura molto – la mia Chiarina è una vera maga con la bocca! – e anche lui le scarica l’orgasmo dentro… questa volta Chiara al momento critico strabuzza gli occhi e tossisce, evidentemente lo schizzo è andato dritto in gola, e lei non sputa… avrà trovato più agevole inghiottire… L’uomo si ritrae: “Ragazzi…”.

Ora la mia ragazza è presa d’assalto, tutti vogliono a turno infilarle il pene in bocca, e tutti in effetti glielo infilano, ma ora si trattengono, non vogliono finire in fretta. E così assisto a una scena che mi fa impazzire di eccitazione: la mia Chiara piena di uomini, la mia Chiara riempita di cazzi di sconosciuti che si alternano nella sua bocca e intanto apprezzamenti pesanti e volgarità si susseguono: “Succhia scrofa” “Questa pompinara è fantastica” “Sei proprio una puttana” “Ti riempiamo di cazzi maiala” “Ma chi ti ha insegnato a succhiare così?” “Lurida piccola fetente troietta, dopo ti piscio in faccia” “Ma come cazzo sei capitata qui, porca?”. Al che Chiara interrompe un attimo la sua attività di spompinatrice e risponde: “Se proprio lo vuoi sapere stronzo se era per me io neanche ci venivo in questo buco di merda a fare pompini a voi, mi ci ha portato il mio ragazzo…!” e inaspettatamente inizia a piangere a dirotto. Bene… era questo che volevo, il mio amore sottomesso e umiliato completamente! Gli uomini per un istante rimangono interdetti, poi uno di loro esclama: “Cazzo ragazzi! Questa non è una ninfomane, questa è una SCHIAVA!!!” Le si fa sotto: “Bene piccola, puoi piangere quanto vuoi, ma se il tuo ragazzo di ha messo in questa situazione… beh, quando lo vedi ringrazialo da parte nostra, ma adesso datti da fare che a noi delle tue lacrime non ce ne frega un cazzo di niente! SUCCHIAMI IL CAZZO!” E Chiara riprende la sua opera. “Sei un pezzo di carne da riempire di sborra…” le sussurra l’uomo che poi si rivolge ai vicini: “Voi due, avvicinatevi…” due ragazzi negri si avvicinano “ora le sborriamo in faccia insieme… ditemi quando siete pronti che io esco dalla sua bocca e la inondiamo…”. Chiara li guarda con terrore, ma prosegue a lavorare di bocca l’energumeno. I due negri si masturbano alla grande – contrariamente alla credenza popolare, questi due sono mini dotati… – poi ad un certo punto uno dei due dice “Dai, ci siamo quasi…” Il tipo le esce di bocca e tutti e tre le puntano il cazzo verso il volto, menandoselo furiosamente. Ora il silenzio è generale, tutti aspettano il triplice schizzo sul volto della ragazza, Chiara assiste inorridita, immobile, le mani in grembo, non piange più, il suo sguardo va da uno all’altro dei tre uccelli che stanno per eruttare su di lei, poi si sposta sulla folla degli uomini assiepati che assistono, desiderosi di prendersi anch’essi la loro dose di piacere con lei. Un quarto uomo le va dietro, le afferra la testa con le mani e gliela reclina all’indietro…Lo sperma zampilla quasi contemporaneamente da tutti e tre, prima viene uno dei due negri, e subito a ruota gli altri due. E’ abbondante, liquido, filamentoso, caldo, uno, due, tre spruzzi ognuno, quattro, dalla folla si leva un boato di esultanza, uno dei due ragazzi negri schizza un altro paio di volte… tutti i getti hanno centrato in pieno il viso del mio amore, che ora è ricoperto di sperma, sperma che cola in lunghe bave giù sul seno, sulle spalle, sulle gambe, sulla figa… in questo momento vorrei correre da lei, abbracciarla, consolarla, fare l’amore con lei, dirle quanto mi ha fatto felice, ma invece no, mi trattengo, eccitatissimo, non è ancora finita… Chiara è lì, in ginocchio, annichilita, gli occhi chiusi, le braccia strette intorno al corpo quasi volesse proteggersi, singhiozza sommessamente, i tre uomini troneggiano su di lei spremendosi le ultime gocce dalla punta dei cazzi, poi si allontanano ridendo. Il bianco dice: “E’ tutta vostra, guardatela… povera piccola troia!”. Un uomo maturo le si avvicina, le mette in mano un piccolo asciugamano: “Tieni, pulisciti almeno il viso…” “Grazie…” mormora Chiara piangendo. “Sei sicura di voler continuare..?” le chiede l’uomo. “Devo continuare, almeno finché il mio ragazzo non viene a prendermi…” Si toglie lo sperma dal viso con la salvietta che le è stata porta, poi continua, a voce alta, un’insolita decisione nella voce: “Per cui, lo dico a tutti voi: sono qui per compiacere il mio uomo, che mi ha ordinato di stare con voi e di farmi fare tutto quello che volete: scopatemi, usatemi, violentatemi se vi va, ma non chiedetemi se mi piace o se voglio continuare, perché quello che sto facendo adesso mi fa semplicemente schifo. Forse questo per voi è motivo di eccitazione: bene, sfogate la vostra eccitazione su di me e poi andate a cagare!”. Per qualche istante tutti i presenti non sanno che fare, io stesso sono assolutamente sorpreso da tanta decisione e sfrontatezza, poi uno rompe il ghiaccio: “Forza ragazzi, l’avete sentita… divertiamoci con lei! Portiamola nell’aiuola, così possiamo sdraiarla nell’erba e scoparla comodamente!” Il corpo di Chiara viene sollevato di peso per le ascelle e per le gambe e adagiato nell’erba alle sue spalle. La fanno sdraiare a pancia in su, le aprono le cosce. La tengono ferma, un uomo si tuffa a leccarle la fica, un altro le si mette a cavalcioni sul petto e le piazza il pene in bocca, scopandogliela con energia. Ora sono tutti intorno a Chiara, ma in uno spazio più largo, così posso vedere benissimo stando in disparte, non visto da lei. L’uomo che la leccava le monta sopra e la prende, chiavando velocemente e in breve sia lui che quello in bocca vengono, eiaculando ognuno nel buco prescelto. Lei chiude gli occhi e riceve, sputando lo sperma che le cola sulle guance e sul collo. Ma non ha tregua: altri due occupano i vuoto lasciato libero dai precedenti, anche loro vengono in fretta, l’uno uscendo dalla vagina e spruzzando sui peli del pube, l’altro riempiendole senza pietà la bocca con una copiosa sborrata che Chiara in parte ingoia e in parte sputa… l’uomo con una mano le spalma il proprio sperma sul viso ridendo e insultandola: “Povera stronza…”. Ormai è uno stupro collettivo. Chiara è sdraiata nell’erba a gambe aperte, la fica gocciolante sperma di tutti gli uomini che si alternano in lei, gonfia e arrossata, il viso stravolto dalla fatica e dalla paura, impiastricciato, come ormai tutto il corpo, delle eiaculazioni e degli sputi degli uomini. D’un tratto vedo che sopra di lei, nella bocca, c’è l’uomo che le aveva dato l’asciugamano: si muove lentamente dentro di lei, se la gusta bene, poi la momento di venire esce e invece di schizzare fa in modo che lo sperma le coli sugli occhi chiusi, con sadica precisione, e compie questa azione ridendo beffardo; alla fine la guarda e le dice: “L’hai voluto tu piccola, se il tuo ragazzo in questo momento ti potesse vedere…” “Il mio ragazzo è qui tra voi, porco, e non si fa riconoscere…” risponde Chiara, “… per quello che ne sai lui mi ha già fatto…” e riprende a piangere. Strano, penso io, nessuno che ha ancora pensato di incularla… ma non faccio in tempo a finire il pensiero che uno la afferra per i fianchi e la mette pancia sotto. “Ti faccio il culo…” le dice allargandole le natiche con le mani e sputando sull’ano. “NO! TI PREGO NO! ” urla Chiara.

“Stai zitta e apri bene…” le intima quello, poi le punta la cappella dritta sul buchetto e fa forza. Chiara non lo aveva mai preso lì, per fortuna che non è troppo grosso… l’uomo spinge, le forza l’ano, entra, Chiara grida di dolore, l’uomo la ignora, si muove dentro di lei e gode in fretta, sborrandole nel culo, poi esce: “Ragazzi, provatela perché è fantastica, ce l’ha strettissimo…” Senza dire una parola, per non farmi riconoscere, mi avvicino da dietro e mi predispongo a sodomizzarla: glielo punto sul buchino, faccio forza e entro… cazzo che bello, se non faccio attenzione me ne vengo in un attimo… sto stuprando la mia ragazza!!! Chiara urla di dolore, cerca di divincolarsi ma quattro maschi la tengono ferma ridendo dei suoi sforzi, io continuo a scoparmela ma prima di venire esco e cedo il posto ad un altro… e questo invece ha un pisellone da paura! Con molto mestiere riesce a penetrare Chiara, le cui urla adesso fanno pensare che la stiano vivisezionando, poi inizia a muoversi velocemente estraendo ad ogni colpo il cazzo dal culo quasi completamente, di modo che ogni volta è una penetrazione completa.

Chiara geme di dolore sotto quei colpi, chiede pietà, dice che non ce la fa… ma lui non se ne cura e le sborra in culo gridando tutta la sua lussuria. Solo che quando esce ha il cazzo sporco di sangue… “Le hai rotto il culo amico” osserva qualcuno, “E’ meglio lasciar perdere quel buco, continuiamo con la fica e la bocca… Dai troia, girati di nuovo a pancia in su!”. Quando si gira, i nostri sguardi si incrociano: lei, obbediente, fa mostra di non conoscermi, solo indugia un attimo a guardarmi, a cercare la mia approvazione. Io mi avvicino e le metto il cazzo in bocca. “Sei una brava schiava…” le dico. Lei capisce e mi fa “Vuoi venirmi in bocca..?” “Sta zitta, decido io cosa voglio puttana! Tu pensa a succhiare!”. Intanto gli altri hanno ripreso a scoparla in fica, alternandosi dentro di lei senza venire. Poi mi viene un’idea: “Ascoltate tutti!” grido, “Che ne dite di farle un bukkake? Siamo ancora in ventidue, ce la scopiamo a turno senza venire e poi le sborriamo tutti in faccia!

Ci state?”

Chiara mi guarda sgomenta: abbiamo visto qualche film di bukkake per cui sa di cosa si tratta… Tutti i presenti accolgono l’idea con entusiasmo: “Sì dai anneghiamola nella sborra!” gridano “Forza, sbattiamola bene e poi svuotiamo i coglioni sul suo viso!” li incito io.

E così, a turno, ci alterniamo nella fica di Chiarina, che adesso è gonfia e rossa scarlatta per gli assalti e gli oltraggi subiti. Io ormai sono fuori di testa per l’eccitazione, più volte le vado sopra e me la scopo con violenza, sbattendo il mio cazzo in quel fighino stretto e morbido. Tutti i rimasti sono ragazzi giovani, c’è anche un uomo arabo grassissimo che quando le va sopra e la monta non riesce a res****re e se ne viene dentro. Ma gli altri tengono duro, e per un’oretta buona ancora ci sollazziamo a scoparla selvaggiamente a turno. Chiara è sfinita, sta con gli occhi chiusi e non reagisce quasi più… soltanto, apre gli occhi quando capisce che sono io a fotterla, perché riconosce il mio modo di toccarla e di muovermi dentro il suo sesso. Ormai siamo pronti, c’è la tensione giusta: dopo la gang bang con stupro finale è arrivato il momento del bukkake: “Ok ragazzi” dico, “ora tutti intorno a lei e uno per volta le schizziamo sul viso.” Tutti si dispongono disciplinatamente: il bukkake, lo sanno bene, è un momento solenne per una ragazza. Le regole non scritte di questa pratica dicono che ora nessuno può più toccarla, ma ci si deve limitare a eiaculare sulla sua faccia (come se fosse poco!) “Tu invece” dico a Chiara “che non sappiamo neanche come minchia ti chiami e non ce ne può fregare di meno, devi stare ferma, puoi tenere gli occhi chiusi ma DEVI aprire la bocca e tirare fuori la lingua, perché un po’ di sperma deve colarti in gola. Hai capito puttana?” Lei non risponde ma si limita ad obbedire: apre la sua bella boccuccia, che stasera è stata oggetto di innumerevoli oltraggi, ed mette in mostra la lingua. E in una vertigine di eccitazione sono il primo ad avvicinarmi: “Voglio essere il primo…” le mormoro “… apri bene…” Le punto il cazzo verso la bocca e mi masturbo un po’, poi il piacere supremo arriva e con esso un fiotto di sperma che le va sulla lingua e sugli occhi. Due schizzi soli, belli densi e spessi. Mi faccio da parte, lascio il posto al successivo… i ragazzi si alternano su di lei, tutti le scaricano in faccia lo sperma in assoluto e quasi religioso silenzio. Sono sborrate tutte molto abbondanti, feroci, che le coprono completamente il viso stravolto dalla fatica, le vanno in bocca per essere bevute o sputate, le colano sul collo, nelle orecchie, le macchiano i capelli. Chiara qui è veramente immensa: sdraiata nell’erba a gambe aperte, le braccia lungo i fianchi, subisce tutto silenziosamente, riceve i fiotti con grazia, muovendo appena la testa quasi per offrire un bersaglio ancora più comodo ai suoi aguzzini e una volta, una volta sola, emette un sospiro e mormora “…Sì…”. I ragazzi sono sfiniti anche loro, e man mano che godono su di lei si ricompongono e si allontanano, rientrano nelle macchine a scompaiono nella notte. Alla fine rimaniamo soli, io e Chiara. Le vado sopra, la penetro, la amo, senza pulirle il viso me la scopo dolcemente. Lei capisce che sono io e si dona aprendosi il più possibile, in silenzio, sempre nella più assoluta passività, senza abbracci, senza carezze, senza baci, mi offre la sua intimità che stasera è stata ripetutamente e selvaggiamente violata.

Mentre la scopo la guardo: questa piccola ragazza con il viso coperto dello sperma di venti uomini, il corpo pieno del nettare di una moltitudine anonima di stupratori, l’ano sanguinante, la vagina lubrificata da mille assalti all’arma bianca, è la mia ragazza, il mio amore, e stanotte mi ha reso felice come non mai…… e a questo pensiero mi sciolgo in lei, irrorandola con il mio sperma, il piacere mi scuote, e alla fine mi accascio accanto a lei nell’erba. “Grazie amore…..” le sussurro.

5

Ai piedi di Chiara

All’epoca dei miei 18 anni abitavo con la mia famiglia in una palazzina, nell’appartamento di fronte a quello di mia cugina di 17. Uscivamo spesso insieme, anche se frequentavamo due compagnie diverse, ma tra i vari fidanzatini/e di una o dell’altro, capitava spesso che per lunghi periodi ci vedessimo tutte le sere. Quello era uno di questi periodi: mi aveva presentato ad una sua nuova amica, una nuova della compagnia. 18 anni, carina, 3a di seno, un viso angelico, capelli neri corvini, occhi verdi, un culo perfetto e due gambe mozzafiato. La sera stesso che ci siamo conosciuti le ho chiesto il numero, decisamente imbambolato da cotanta bellezza in un colpo solo. Lei stette al gioco senza troppe menate e si fece corteggiare, mentre io cercavo di carpire più informazioni possibili sul suo conto da mia cugina. Partì il consueto periodo di messaggini, battutine, complimenti, fino a che, una settimana dopo riuscii a strapparle un’uscita assieme. Era estate, niente di esagerato, ma solo per conoscerci e per stare un po’ insieme, andiamo a prenderci una granita al barettino in centro. Seduti al tavolino, in mezzo alla folla, parlavamo e scherzavamo come se fossimo amici da sempre, ed io continuavo a cercare di fare il brillante: non potevo perdere un’occasione del genere, una tipa così non l’avrei trovata in nessun’altra vita. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso e lei se ne compiaceva. Cominciò a giocare con le gambe, accavallandole, costringendomi a scostare lo sguardo quando, dopo che gliele osservavo di sottecchi, incrociavo il suo. Indossava dei sandali con un tacco di circa 8 cm, completamenti aperti, di un colore rosso acceso e particolarmente lucido…stavo totalmente impazzendo.
“Ma hai finito di squadrarmi? Sembra che tu mi stia mangiando con gli occhi?!”
“Ehm..scusami, eheh, è che non mi capita spesso di uscire con una ragazza bella come te”
“Beh, che significa? Che non ti senti alla mia altezza?” mi chiese con fare malizioso.
“No, beh, che c’entra?” risposi io, colpito nell’orgoglio “E’ che, ecco, sei proprio molto bella”
Ridacchiò divertita, ma non raccolse il complimento. “Ma mi spieghi perché non mi guardi negli occhi, ma mi continui a fissare i piedi? Ti hanno fatto qualcosa di particolare, forse?”
“Ehm…no, perché? Non ti sto fissando i piedi” risposi. La mia vena feticista, al momento di essere esternata, si è sempre nascosta dietro qualche dito.
La serata si concluse senza troppi altri giri di parole, era ormai tardi e la riaccompagnai a casa, dopo aver pagato il conto, per fare un po’ lo splendido, e una volta solo, classico sms.
Per i giorni che seguirono non ci incontrammo, né ci sentimmo al telefono, ma io non aspettavo altro che una seconda occasione per rimanere solo con lei e tornare ad ammirare quei due splendidi piedini incantati. L’occasione non tardò a verificarsi, ma in maniera inaspettata.
Mia cugina, quel sabato sera mi disse che aveva indetto una festa a casa sua e che ci sarebbero state parecchie sorprese e che avrebbe invitato anche la sua amica, che per la cronaca, si chiama Francesca, mentre mia cugina Chiara. Fui il primo ad arrivare, verso le 22, ma non notai i classici divani spostati per far spazio ad un’improvvisata sala da ballo, il tavolo straripante di pop -corn e patatine. Trovai la sala perfettamente normale, un tavolo apparecchiato per due e un’atmosfera intrigante, la stanza illuminata soffusamente da qualche lampada regolabile. Pensavo che mia cugina avesse organizzato una cosa a due per me e Francesca, ma ero ben lontano dalla soluzione.
Di s**tto entrò mia cugina, da dietro, veniva dalla sua stanza. Mia cugina è una bella ragazza, fisico asciutto e sensuale, è stata la prima ragazza che da bambino baciai, quando ancora non sapevo che le cugine non si dovevano toccare, eheh. Entrò, era vestita con una minigonna nera e una camicettina scollata e portava due stivali neri di pelle che le arrivavano sotto al ginocchio. Non feci nemmeno a tempo a salutarla che suonò il campanello, era Francesca. Anche lei in abito mozzafiato entrò in casa e senza neanche degnarmi di uno sguardo si avvicinò a Chiara e presero a baciarsi appassionatamente. Io ero tra il divertito e l’eccitato e mi feci vicino per salutarla. Arrivai a un passo e si girarono entrambe. Chiara mi sferrò uno schiaffo in pieno viso, mentre mia cugina si mise a ridere
“Chi ti ha detto di avvicinarti? Mettiti in ginocchio e baciaci i piedi, schiavo” mi disse con un ghigno malefico.
“Ahah, simpatica la mia cuginetta, cos’è uno scherzo?”
“Ti sembra uno scherzo?” replicò Chiara “Stasera sarai il nostro schiavetto leccapiedi, perché a te piace, tra l’altro, no? Muoviti, in ginocchio”
Feci come mi disse, non realizzando molto bene la situazione. Mi inginocchiai e diedi qualche bacio ai piedi delle due ragazze che mi stavano davanti.
“Forza, fai vedere cosa sai fare, tira fuori bene la lingua” mi incoraggiò Chiara.
Iniziai a leccare quei quattro splendidi piedini, mentre le due ripresero a baciarsi avidamente, poi si spostarono sul divano e dopo pochi minuti mi dissero:
“Forza, ragazzi, andiamo a cena. Ops, che sbadata, ma qui è apparecchiato solo per due” disse mia cugina, sghignazzando “Schiavo, mi sa che ti toccherà mangiare per terra, non ti dispiace, vero?”
Le due aguzzine si servirono due pizze nei loro piatti mentre io ero costretto in ginocchio sotto il tavolo, ad ammirare le loro estremità. “Tieni schiavo, apri la bocca” e mi sputò dentro un pezzo di pizza masticata” Ingerii senza questionare, ormai avevo già inteso bene il mio ruolo. Da lì, per una ventina di minuti abbondanti alternai qualche leccata ai loro piedi e qualche boccone di pizza…ma la serata era appena cominciata…ma avevo capito che quella serata mi avrebbe cambiato per sempre la vita, soprattutto con mia cugina Chiara.
Continuarono a gustarsi le loro pizze e per un’ora rimasi inginocchiato sotto il tavolo, divertito da questa serata un po’ particolare.
“Schiavo, perché non sparecchi la tavola, mentre io e la Fra ci sbaciucchiamo un po’ sul divano?”
“Agli ordini, Padrona” risposi prontamente e mi adoperai per sistemare quel tavolo improvvisato. Quando terminai tornai al loro cospetto. Erano bellissime, le loro lingue si muovevano sinuose tra le loro labbra che sembravano amanti da una vita.
“Qua, schiavettino, sotto ai nostri piedi, allenati un po’”. Presi a leccare quei quattro piedi meravigliosi mentre loro continuavano le loro effusioni. Il loro disinteressamento nei miei confronti mi portò ad un’inaspettata erezione, della quale Francesca si rese subito conto.
“Ma guarda quel porco di tuo cugino. Si eccita pure! Ma come osa?”
“Non preoccuparti, amore, adesso lo facciamo pentire di questo suo comportamento inaccettabile, ahahahah” la risata era del tutto innaturale e iniziai a preoccuparmi veramente.
“Sdraiati, scemo” mi ordinò mia cugina. “Hmm, manca qualcosa” proseguì “voglio che ti spogli”
“Dai, Chiara, che stai dicendo?”
“Ho detto che devi stare nudo, imbecille, muoviti”. Uno schiaffo abbastanza sonoro mi convinse, nonostante mi rendessi conto di avvicinarmi sempre più verso il punto di non ritorno: stavo per diventare lo schiavo assoluto di mia cugina.
Mi spogliai del tutto, e tra le risate delle due, mi sdraiai sulla schiena. Presto le due mi salirono sopra con i loro tacchi a spillo, non risparmiando né il mio viso né le mie zone intime, con una cattiveria inaudita. Non so dire quanto sia durato, ma mi alzai che avevo la pelle completamente graffiata, segnata dalle loro scarpe.
“Adesso, schiavo, inizia il divertimento. Mettiti a quattro zampe, cavallino, andiamo di là” disse Chiara, che sembrava essere quella che dirigeva il gioco.
Obbedii e lei e Francesca mi salirono sulla schiena e con un poderoso calcio nell’addome mi incitarono a muoversi. Il peso era notevole, ma le trasportai abbastanza velocemente in camera da letto di mia cugina.
“Rimani a quattro zampe, fermo.” Mi legò i quattro arti di modo che fossi obbligato a rimanere in quella posizione a carponi, in questo modo avrebbero potuto fare quello che volevano senza che io potessi nemmeno reagire, ma le lasciai fare. Ormai quel gioco aveva preso il sopravvento sulla mia ragione e la mia eccitazione era ai massimi livelli, visibilmente percettibile.
“Ora cugino mio adorato, sei finalmente il nostro schiavo totale. Non sai da quanto tempo desiderassi questo momento”
Mia cugina si sdraiò a pancia in su e pose la testa sotto le mie gambe e senza preavviso cominciò a farmi un pompino. Mi sembrava incredibile: mia cugina aveva il mio cazzo in bocca e spompinava come una puttana, era il mio sogno erotico. Francesca, che fino a quel momento non aveva avuto molta iniziativa, mi salì sulla schiena con le scarpe per cercare una cosa nelle mensole sopra al letto. Afferrò qualche oggetto che lanciò sul letto, ma non ci feci caso, preso dalle contrazioni involontarie che mi procurava lo splendido lavoro orale ad opera di Chiara. Quando scese, pesantemente mi disse: “sei pronto? Mentre godi assaggerai un po’ questa, che ne dici”
Le frustate che ricevetti erano un dono incommensurabile. Aumentarono ancora la mia eccitazione e quasi non venni in bocca di mia cugina, che se ne accorse e si staccò.
“Stavi venendo, eh, bastardo? Mi dispiace, ma questo lo devo decidere esclusivamente io, sei il mio schiavo, non sei più padrone delle tue mosse, sono stata chiara?”
“Sì, padrona, mi perdoni”
“Va bene, ora baciamo i piedi” e mi avvicinò la scarpa alla bocca per farsela adorare.
Francesca mise via la frusta, vedendo che ormai non rispondevo più ai suoi colpi e si inginocchiò alla mia altezza, prese la mia faccia tra le sue mani e guardandomi mi disse “Sai, caro, ho sempre avuto il pallino del culo. Ti piacerebbe provare?” un ghigno innocente sul suo viso mi mandava in pallone.
“Certo, Francesca, mi piacerebbe molto, non ho mai provato”
“Ah, quindi sei vergine a questa pratica”
“Beh, sì..”
“Allora, inizia a leccarmelo bene” e mi diede le spalle, offrendomi quell’orifizio straordinariamente pulito a portata della mia lingua. Iniziai a lubrificare avidamente con la mia saliva e lei iniziò a godere di quelle attenzioni. Dopo qualche minuto si alzò “Bene, ora direi che possiamo andare avanti”.
Non stavo più nella pelle, non capivo in realtà più niente. Sentivo solo Francesca prepararsi dietro di me, mentre mia cugina aveva preso comodamente posto sulla mia schiena.
Fu improvviso. Un dolore lancinante mi squarciò il culo che prese a bruciare come fuoco. Capii ora le parole di Francesca, subdolamente mi aveva persino fatto autorizzare ad incularmi. Sentii il suo fallo di gomma entrare sempre più dentro di me, senza che mi potessi muovere, ed iniziai a piangere dal dolore. Lei incominciò a stantuffare impazzita, con mia cugina che presa da un’eccitazione improvvisa si stava toccando la passera. Sentivo i movimenti di Chiara sulla mia schiena, che iniziò a bagnarsi copiosamente dei suoi umori fino a quando lei non si gettò a terra.
“Schiavo, vieni qui, voglio che anneghi negli umori della tua cugina padrona, vieni, lecca”
Mi allungai più che potevo e presi a leccare avidamente quella figa, tutta intrisa dei suoi umori, mentre Francesca aveva preso un ritmo forsennato, ma dopo poco decise di uscire.
“Chiara, questo coso è stato divertentissimo. Ha il culo che ormai sta aperto da solo”
“Ahah, lo so. Se lo meritava questo stronzo. Adesso prendimi quello laggiù”
Lei le passo un altro fallo e mentre lo indossava me lo mostrò. Non avevo mai visto nulla del genere. Sarà stato lungo 35 cm ed aveva un diametro di almeno 7. Lo indossò rapidamente e mi disse:
“Sai, cugino, questo ti conviene lubrificarlo un po’, sai?” e me lo offrì alla mia bocca. Mi costrinse a spompinare quel cazzo fino, mentre Francesca giocherellava con le mani assieme al mio cazzo, sempre turgido ma discreto.
“Bene, basta così, vediamo cosa sai fare” disse Chiara e si spostò nella zona dietro.
Sentii la cappella di quel cazzone di gomma entrare timido nel mio culo, poi sempre di più, infine me lo sentii quasi in gola. Quella sadica di mia cugina cominciò a martellare come una pazza, mentre gridava e mentre io mi contorcevo dal dolore, ma per subirne meno ero costretto a rimanere con le natiche verso l’alto.
Dopo quella che sembrò un’eternità, sentii lo strap-on fuoriuscire definitivamente dal mio ano e mia cugina con una sberletta delicata sulla mia chiappa mi comunicò che la sessione era finita.
Non sapevo cosa pensare di quell’esperienza, lì, a caldo.
Francesca mi slegò e io stramazzai a testa in su, sdraiato sul pavimento, con un bruciore al culo allucinante.
“Bene, bene, cugino, che ne dici se concludiamo l’opera?”
“Eh” risposi con un filo di voce “mi piacerebbe molto, padrona”
“Era quello che volevo sentirti dire, schiavo” mi rispose e mi legò ancora i polsi nella nuova posizione, prima che potessi ancora ribellarmi.
“Questa volta nessuno ti farà del male…se ti comporti bene” continuò “adesso è giusto che ceni come si deve. Che ne dici di una bella pizza calda?” Le due scoppiarono in una fragorosa risata e io iniziavo a capire cosa sarebbe successo.
“Apri la bocca, schiavo” mi ordinò Chiara.
“La farò lentamente così che tu possa gustarti ogni singola goccia” il suo fiotto dorato iniziò a calare dentro la mia bocca. Ad intervalli costanti si fermava per permettermi di deglutire, poiché non le andava che disperdessi qualcosa per la sua camera.
“Bravo, con il mio nettare te la sei cavata piuttosto bene. Adesso è ora della pappa, caro cugino. Lo sai che sei solo il mio cesso, d’ora in avanti. Ogni volta che vorrò cagare, tu dovrai venire qui e gustare la preziosa merda della tua padrona, hai capito?”
“Chiara, io, non so se sono in grado”
“Brutto stronzo di uno schiavo, come ti permetti di parlare?”
“Apri la bocca e ingoia tutto”. Non avevo scelta. Lei si accovacciò ancora di più. Vidi il suo sfintere fare tira e molla per qualche secondo, dopodiché si profilò uno stronzo, che iniziò a scendere, depositandosi infine nella mia bocca, senza neanche lasciare traccia sul culo di mia cugina. Si rialzò e mi guardò.
“Che patetico che sei. Sei lì, fermo immobile. Con uno stronzo mio infilato nella bocca. Ma tu non hai capito che ti devi muovere a mangiare anche, altrimenti da qui non esci”
Cominciai a piangere, ma i miei denti presero a muoversi. Stavo masticando la merda di mia cugina, la mia padrona. Faticosamente stavo riuscendo a mandarla giù, ma era un’impresa impossibile.
“Caro, ti aiuto io” disse Francesca, ridendo come non mai. Si accovacciò anche lei e direzionando la sua vagina, mi pisciò in bocca, annacquando la poltiglia marrone che stavo masticando.
“Bravo, manda giù adesso, che tocca a me”
Riuscii a mandarla giù. Ero stremato. Ma vidi che Francesca si stava mettendo nella stessa posizione di mia cugina…e tra le sue risate, iniziò a cagarmi in gola anche lei. Per fortuna con lei fu più semplice. La quantità era inferiore e riucii più facilmente a ingoiare.
“Bravo, schiavo, da oggi sarai il nostro cesso, e di tutte le nostre amiche. Dovrai venire ogni volta che vorremo e, dato che oggi non sei stato così bravo, ti scordi di godere, ahahah. La prossima volta, chissà…e ora sparisci”

Per i tre mesi successivi a quel giorno non successe niente di così importante con mia cugina. La evitavo senza troppi problemi, non le rivolgevo la parola, quando la incrociavo la salutavo di sfuggita e scappavo, anche se non dovevo andare da nessuna parte. Quella che inizialmente era paura si tramutò, però, in vergogna e in un’umiliazione quotidiana con me stesso per quanto accaduto. Francesca avevo chiaramente smesso di frequentarla, senza nemmeno spendere una parola, insomma, scappai e mi nascosi da quella situazione estremamente imbarazzante in cui mi ero trovato quella sera. Ma sapevo che non sarei potuto scappare tutta la vita: i sorrisini di mia cugina quando mi vedeva tremare quando solo incrociavo gli occhi con i suoi volevano solo dire che la sapeva lunga e che stava soltanto aspettando una seconda occasione, senza fretta.
E quella puntualmente avvenne…
Io non ero un secchione a scuola. Non mi era mai interessata tanto. Nessuna materia e a dire il vero non avevo neanche idea di quello che mi sarebbe piaciuto fare da grande, ma di certo non avrei fatto il matematico: quante bigiate per non andare alle interrogazioni quasi certe…solo che quel giorno, nessuno se la sentiva di saltare la scuola con me, quindi decisi di risparmiarmi il giro in città e di fingermi malato a casa.
“Mamma, non ce la faccio proprio ad andare a scuola oggi, sto male”
“Eh, va che bel febbrone che hai. Nono, stai a casa, mi spiace solo di doverti lasciare solo tutto il giorno, ma ti lascio il mio cellulare, così se hai bisogno mi puoi chiamare in ufficio, ok?”
“Va bene, grazie, mamma! Ciao”
La sentii uscire e attesi il motore della sua auto allontanarsi. Ma questo tardò ad arrivare, anzi, si risentì aprire la porta di casa e venire verso camera mia.
“Tesoro, ho incrociato Chiara sull’uscio. E’ proprio gentile tua cugina, ha detto che non c’è problema e che ti cura lei per oggi, così non devi stare da solo. Adesso vado, ciao”
Quelle parole furono tremende, me l’ero tirata addosso da solo e come se non bastasse le avevo anche consegnato il ricatto perfetto. Non mi rimaneva che continuare a fingere di star male sul serio, anche se come tattica sapevo che era destinata a fallire molto presto. Passò pochissimo che sentii l’uscio sbattere e ne approfittai per tirare due colpi di tosse improvvisati.
“Cuginetto! Finalmente, quanto tempo. Peccato trovarti in queste condizioni, stai tanto male?”
“Ciao Chiara” risposi fingendo una faccia da moribondo “Eh, sì, sto malissimo”
“Immagino, con il compito di matematica proprio stamattina starei malissimo pure io”
Aveva capito subito e non c’era già più niente da fare, ma non avevo scordato quello che mi aveva costretto a fare insieme alla sua amichetta Francesca, provavo ancora una vergogna illimitata, anche se l’eccitazione che mi aveva procurato era stata estrema.
“Colpito, eh?” mi disse ridendo. “Per forza. Beh, sei veramente un ridicolo verme cagasotto”
La mia sudorazione era cominciata, nonostante in stanza ci fosse anche abbastanza freddo.
“Tu non vuoi che la tua mammina sappia che stavi malissimo malissimo solo perché c’era il compito di matematica oggi, vero?”
Perfida, pensai. “Senti, non me ne frega niente di quello che dici a mia madre, va bene. Al limite mi punirà perché ho bigiato, beh, chissenefrega, cugina”
“Ahah, hai ragione, allora posso dirle anche che tu tre mesi fa mi hai implorato di farmi da cesso e hai cenato con la mia merda e con quella della tua fidanzata, giusto?”
“Ahah, certo, come no. Prima cosa, sai benissimo che neanche tu potresti dire una cosa del genere a mia madre, seconda cosa, sarebbe sempre la mia parola contro la tua e la tua è tanto assurda che si cancella da sola” risposi, mi sentivo in una gabbia di ferro, il mio ragionamento stava in piedi.
“Hmm, forse hai ragione, sì, ma che dici? Se scagliassi contro il muro questo non si incazzerebbe un po’ con te?” Aveva in mano il telefono di mia madre. Era il telefono del lavoro, valeva più di 1.000€ e aveva tutti i contatti principali, quelli racimolati in anni di sacrifici e di viaggi intercontinentali, sapevo che era un oggetto troppo prezioso. Impallidii.
“Ah, non stai più così male, adesso, allora, eh?!” sorrise ancora “Benebene. Allora, diciamo che questo lo tengo io fino a contrordine e inizio subito dicendoti che, mi sembra ovvio, tu oggi, per tutto il giorno, sei il mio schiavo, ti sta bene?”
Abbassai la testa. Un’altra volta, pensai. “Sì, Padrona”. Scesi dal letto ed assunsi la mia posizione in ginocchio di fronte a lei.
“Bene, sai come salutare la tua Padrona, verme”
Mi chinai e cominciai a baciare e a leccare quei suoi perfidi piedini, pregando che non mi succedesse niente di simile a quello che era successo la volta prima, ma come quella volta, le mie previsioni erano del tutto infondate.
“Come secondo avviso, caro schiavo, ti dico che, dato che questa tua febbre, per essere credibile, deve protrarsi per qualche giorno, tu sarai il mio schiavo per tutti i giorni che starai a casa e deciderò io quando tornerai a scuola. Siamo fortunati che è lunedì oggi, abbiamo l’intera settimana davanti e fino alla fine io conserverò il cellulare di tua mamma. Se apri bocca lo disintegrerò, se esiterai su qualche mio ordine farò lo stesso. In più, oggi non sono riuscita ad organizzarmi, ma penso che da domani avrai l’onore di poter servire anche qualche mia amica e perché no, anche qualche tua vecchia conoscenza e se farai il bravo anche qualche mio amico” Mi tappò la bocca con la mano poiché aveva visto che stavo per replicare “Nonono, zitto, non mi interessa, adesso conosci tutte le regole, decido io, tutto chiaro?”
“Sì, Chiara”
Una sberla mi centrò in pieno volto. “Come ti rivolgi a me, schifoso? Mi devi chiamare Padrona Chiara, anzi, per te sarò Dea Venere, che ne dici? Mi sta bene, no?”
“Ma certo, come desidera, Dea Venere”
“Bravo schiavetto, ora mettiti a carponi e portami di là, in casa mia, stamattina dovrai fare tutti i miei compiti, io non ho tempo”
Mi misi a quattro zampe e la caricai sul dorso, camminando faticosamente fino in camera sua, passando per il pianerottolo, sperando di non essere visto dai vicini.
“Bravo, cane, ora vai fino alla mia scrivania. Prendi questi libri e questo quaderno, e adesso andiamo lì, davanti allo specchio”
Lei cambiò posizione e si mise in stile amazzone su un lato, seduta sulla mia schiena, rivolta verso lo specchio: “Forza, schiavo, ti ho detto che mi devi fare i compiti. Io devo truccarmi, quindi vedi di non muoverti troppo, che se no sbaglio”
La posizione era impossibile, stavo in equilibrio su una mano e con l’altra scrivevo, ma ogni tanto dovevo fare qualche pausa per riposarmi il braccio che sosteneva il peso della mia Padrona. Rimasi lì una mezzora, e alla fine veramente esausto, Chiara si alzò finalmente dalla mia schiena.
“Io ho finito, tu a che punto sei? Ma sei ancora lì? Ma sei proprio un coglione. Non vali proprio niente, schiavo imbecille. Beh, finirai dopo, adesso ho bisogno di te”
“Ti prego, Chia..”
“ZITTO” gridò “Non me ne frega un cazzo di quello che pensi. Tu sei solo il mio schiavo, te lo devo ripetere ancora? Spero di no. Adesso vieni qui, sdraiati a pancia in su e mettiti questo imbuto in bocca, devo pisciare”
Iniziai a piagnucolare, ma feci come mi aveva ordinato. Poco dopo lei si tirò giù i jeans, si sfilò le mutandine e si accovacciò. Nello stesso istante un fiotto di urina calda e forte si riversò nell’imbuto e quindi nella mia bocca. Cominciai a deglutire. Non era molta e man mano che scendeva inghiottii tutta la piscia della mia padrona.
“Bravo, schiavo, non pensavo. Adesso io mi metto sul divano a guardarmi la tele e tu, per cortesia mi fai il bidet, ok?”
Accese il televisore e io mi inginocchiai davanti a lei e iniziai a leccare avidamente la figa di mia cugina. Crebbe un’erezione improvvisa e forte. Chiara stava ansimando dal piacere che le producevo
“Sì, sì, aaah, sì, schiavo, sto per venire. Devi bere tutto, mi raccomando, devo rimanere asciutta, aaaah, sì, vengooo” i suoi umori si riversarono nella mia bocca tutta impastata di un’odore di cesso, beh, ma alla fine era quello che ero.
“Bravo, schiavo, davvero, ti stai comportando bene. Adesso però, lasciami in pace per qualche ora. Occupati dei mestieri, fai i letti, scopa, aspira per terra, lava i pavimenti, le finestre. Poi preparami da mangiare, solo per me, e non azzardarti a mangiare qualcosa di nascosto. Tu in questa casa, finché sarai solo con me, ossia per questi cinque giorni, dato che i miei sono fuori città per tutta la settimana e i tuoi lavorano fino alle 22, mangerai solamente dal mio sederino e solamente quando lui vorrà concedere di nutrirti, quindi penso che fino a stasera tu non possa mangiare niente, ma forse potrai bere ancora qualcosa. Tutto chiaro? Rispondi!”
“Sì, mia Dea Venere, tutto chiaro”
“Così mi piaci. Umiliati un po’, prima di andare…voglio che ti masturbi davanti a me”
“Come desidera, Dea Venere, sono solo un verme che non può ambire che ad essere il cesso di una splendida Dea come Lei, e sono onorato di potermi nutrire degli escrementi divini del Suo corpo” Poi mi spogliai, presi in mano il mio cazzettino e iniziai a masturbarmi. Ero già talmente eccitato e costretto nei pantaloni che bastò davvero poco per venire, e bagnai il pavimento.
“Sei proprio un buono a nulla, quello lo pulirai con la lingua, sei venuto in meno di un minuto, puah” Mi chinai e sotto le risate di mia cugina, ripulii tutto il mio seme per terra e lo ingerii. Ero umiliato, ma iniziavo a compiacermi della situazione…
Non sapevo neanche da che parte cominciare, ma temevo che chiedendo consigli a mia cugina non avrei fatto altro che peggiorare la mia situazione, già abbastanza grave. Me ne andai in cucina. Dovendo preparare da mangiare, mi sembrava un ottimo inizio quello di sistemare quella stanza nel migliore dei modi. Sistemai le stoviglie, i piatti, pulii il bancone, il tavolo, le sedie, poi presi la scopa e spazzai per terra, dopodiché mi adoperai per lavare il pavimento. Tutte cose che non mi ero mai sognato di fare, essendo sempre vissuto coi miei e che, un po’ impacciato, misi troppo tempo a sbrigare…
“Schiavo!!! Ma dove sei finito?” sbraitò Chiara “A quest’ora mi aspettavo che avessi già pulito tutta la casa e invece non sei ancora uscito dalla cucina! Non è che ti sei messo a giocare con il tuo pisellino di là? Vieni qui immediatamente!”
Mi precipitai in sala, dov’era mia cugina, ancora seduta sul divano di fronte al televisore acceso.
“Che cosa ci fai in piedi? E soprattutto ancora con quei vestiti addosso? In casa mia devi rimanere sempre in ginocchio o a quattro zampe e sempre nudo, come un cane”
Cambiai immediatamente posizione e mi spogliai come mi aveva comandato. Dopo la sega che mi aveva costretto a farmi davanti a lei essere umiliato era molto più difficile da sopportare, ma il ricatto non mi permetteva di mutare la mia situazione.
“Io direi che è ora che tu inizi a preparare da mangiare, dato che è mezzogiorno e sei lento come una lumaca qua in casa” mi disse senza neanche guardarmi in faccia “Muoviti, sparisci e chiamami quand’è pronto”.
Mi ridiressi senza neanche replicare in cucina e iniziai a preparare un semplice pasto con quello che aveva in frigorifero, apparecchiai per lei a capotavola e una volta sistemato tutto andai in sala a “prenderla”. Lei si accomodò leggera sulla mia schiena e si fece trasportare sino alla sedia del suo posto.
“Non vorrai per caso che mi sieda su quella cosa fredda? Io rimarrò seduta qui mentre mangio, quindi mettiti bene e prendi il posto di questa comunissima sedia”. Senza neanche cambiare posizione sulla mia schiena, mi fece segno di spostarmi e rimasi a quattro zampe sotto il suo gentil peso per tutta la durata del pranzo. Almeno non ha voluto che la servissi nel frattempo…
Finito il pranzo mi disse che si sarebbe andata a riposare a letto per qualche ora e che la avrei dovuta far addormentare mentre in ginocchio al bordo le avrei leccato le suole gentilmente. La condussi con la schiena ormai a pezzi verso camera sua e una volta sistematala sul letto mi spostai sul fondo per leccarle i piedi. Dopo pochissime smorfie si addormentò e io tornai in cucina a sistemare quello che aveva consumato e con una gran fame, ma la paura di quello che mi poteva fare quella sadica di mia cugina mi teneva lontano dall’assecondare questa tentazione. Una volta finito mi sdraiai esausto sul divano e crollai addormentato in pochissimi secondi.
“Adesso non penso che ti muoverai tanto facilmente” SLAAAP, mi svegliò con uno schiaffo mentre boccheggiavo sul divano, poi rimase con la mano ancora sospesa a mezzaria e…SLAAAP, un secondo. Tentavo di pararlo, ma non riuscivo a muovermi: mi aveva legato i polsi e le caviglie.
“Così impari ad addormentarti mentre non ti vedo. Devi rimanere in ginocchio ai miei piedi e se sono a letto ti devi sdraiare ai piedi del mio letto, altrimenti, come adesso mi congelo le piante scendendo, brutto zerbino schifoso. Adesso con queste corde puoi solo stare tranquillamente a gattoni, tanto è così che ti devi muovere” mi disse Chiara “Ormai sono le 8, abbiamo dormito abbastanza e tua mamma mi ha detto che sarà a casa tra un’ora, quindi ho ancora mezzora per approfittare di te e non ho intenzione di sprecarla”.
Andò in camera da letto sulle sue gambe e tornò poco dopo sfoggiando minigonna e tacchi a spillo neri mozzafiato. Beh, non posso non ammettere che fosse una bellissima ragazza, mia cugina. Il cazzo mi andò in tiro immediatamente e Chiara prese a ridere sonoramente, umiliandomi per le dimensioni irrisorie.
“Schiavo, mi fai proprio pena, ahahah. Dai, mi sono messa questi sandali perché ieri ho camminato per il centro e penso che siano un po’ sporchi. Vieni qua, mettiti a pancia in sù sul tappeto”.
Obbedii e un secondo dopo salì in piedi sul mio petto e allungò un piede all’altezza della mia bocca.
“Sbrigati, forza!” Cominciai a leccare avidamente le suole di quei sandaletti. La sabbia mi faceva seccare la lingua, ma non mi fermai. Cambiò piede, facendo sempre più pressione con il piede d’appoggio in un punto preciso del mio costato. Dopo un po’ levò il piede dalla mia faccia e cominciò a saltellare coi tacchi sul mio pene rimasto turgido per l’emozione per poi salire a peso pieno sul mio volto e stando in equilibrio facendomi ingoiare i tacchi dei suoi sandali. Non smise un secondo di ridere e sbeffeggiarmi, scherzando su come quello che fino a qualche mese fa era semplicemente suo cugino e anche suo amico, ora non fosse altro che il suo umilissimo schiavo leccapiedi.
“Dai, ti vedo che stai scoppiando, adesso ti aiuto io” detto ciò, scese dal mio corpo, si girò e si sedette sulla mia faccia ordinandomi di leccarle il buco del culo mentre emetteva di tanto in tanto qualche puzza. Lei si avvicinò con il viso al mio pene e cominciò un pompino fantastico. Il tempo di due o tre passate di lingua attorno al mio glande e venni copiosamente nella sua bocca. Lei leccò ancora un po’, poi si alzò e mi guardò con aria compiaciuta sorridendomi dolcemente.
Si avvicinò, mi stava per baciare. Ero emozionatissimo, Chiara mi faceva ancora sesso, nonostante la mia maggiore età e nonostante fosse mia cugina e nonostante mi avesse umiliato come mai nessuno prima, ma la adoravo e bramavo di baciarla. Chiusi gli occhi e aprii la bocca. Un inaspettato fiotto caldo la pervase: mi aveva sputato dentro la mia sborra appena prelevata. Mi andò di traverso per la sorpresa e la inghiottii tra un conato e l’altro.
“Bene schiavo. Per oggi ti è andata bene, sai a cosa mi riferisco. Adesso è meglio che ti muovi che devi tornare nei tuoi panni di malato immaginario che arriva tua madre, ahah”
Mi slegò mani e piedi, mi rivestii e mi fiondai verso l’uscita
“A domani cuginetto…” sentii che mi diceva.

6

Il feticcio dei collant

Quel giorno ero rientrato a casa prima del previsto, le lezioni erano finite in anticipo, quest’anno, con la maturità, i professori ci lasciano più liberi.
Evidentemente non feci rumore perché, quando entrai in salotto vidi la scena più eccitante e sconvolgente della mia vita: mia madre comodamente accovacciata in poltrona, seminuda con indosso solo un paio di collant, dentro i quali la sua mano, proprio in mezzo alle gambe, si muoveva ritmicamente.
Aveva gli occhi socchiusi e, notai per la prima volta, che era proprio una bella donna. Avrei dovuto far finta di niente e, senza far rumore, allontanarmi; ma non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella scena imbarazzante ed eccitante insieme.
<<ciccio sei qui?>> era sorpresa ma niente affatto imbarazzata <<è molto che sei arrivato?>> La sua mano era sempre dentro i collant, ferma però.
<<non sai che non si spiano le signore>> mi guardava con un sorrisetto malizioso <<specie quando fanno certe cose>>
<<mi dispiace… Non sapevo…>> non riuscivo ad inventare niente di sensato.
<<dai non fare così, non è successo niente di che. Davo libero sfogo alle mie voglie, come fai tu del resto.>>
<<ma mamma che dici…>>
<<dai Ciccio so bene cosa fai quando ti chiudi in camera tua. Non c’è niente di male sai lo fanno tutti, e poi mica puoi andare in giro con la patta dei pantaloni che ti scoppia, come adesso>> il suo sguardo era fisso all’altezza del mio uccello che solo adesso mi rendevo conto che stava per esplodere.
Scoppiammo ridere tutti e due. <<facciamo così, io finisco quello che stavo facendo e tu, se vuoi, puoi toglierti quei jeans e dare libero sfogo al tuo uccellino>>
No credevo alle mie orecchie, mia madre mi stava proponendo di masturbarmi insieme con lei. Non stetti a pensarci due volte, mi sfilai pantaloni e boxer insieme e cominciai massaggiarmi l’uccello. Lei sorridendo ricominciò a muovere la sua mano ed in breve fummo preda dell’orgasmo.
Quando ci fummo ripresi ci rimettemmo in ordine alla meno peggio. Mia madre si accese una sigaretta e n’offrì una anche a me. <<tanto lo so che fumi>> la presi con un sorrisetto complice ricambiato da mia madre.
Mentre fumavamo mi soffermai ad osservarla meglio, sì era proprio una gran figa.
<<perché i collant?>> le chiesi all’improvviso
<<perchè cosa?>>
<<sì i collant. Perché li hai addosso. Non stavi più comoda senza?>>
<<perché mi piacciono, li porto sempre senza slip, mi piace il contatto del nylon sulla pelle, specie nelle parti più sensibili. Mi procurano un’eccitazione continua, poi quando non ne posso più… beh l’hai visto…>>
<<non l’avrei mai immaginato>>
<<uh sono tante le cose che non immagni>>.
Quella sera, mentre mi preparavo per andare a letto, venne in camera mia e mi getto un paio di collant sul letto.
<<tieni, ti faccio un piccolo regalo. Sono quelli che indossavo oggi. Prova a strofinarli sulle tue parti delicate, vedrai che ti piacerà.>>
Presi i collant e me li portai al viso, erano ancora umidi, il ricordo di quanto successo nel pomeriggio mi procurò un’erezione. Mi spogliai e mi sdraiai sul letto, presi i collant e iniziai a sfiorarmi delicatamente. Il contatto del nylon sulla pelle mi provocava brividi di piacere, quando non ce la feci più a res****re li avvolsi intorno all’uccello e cominciai a menarmelo furiosamente.
Non parlammo più dell’accaduto anche se io continuavo a pensarci continuamente, oltretutto mia madre girava per casa con solo i collant e una camicia semisbottonata. Una sera, eravamo seduti uno di fronte all’altro in salotto, mia madre ritornò sull’argomento.
<<hai fatto buon uso del mio regalino?>>
<<si, l’ho apprezzato molto. Avevi ragione sull’effetto che ha il nylon sulla pelle, specie in certe zone…>>
<<dai raccontami cosa hai fatto>>
Le raccontai per filo e per segno le mie prodezze e mentre le raccontavo sentivo indurirsi l’uccello. Sapevo che la cosa non sarebbe sfuggita a mia madre e, infatti, poco dopo il suo piede si appoggiò sulla patta dei pantaloni e inizio un massaggio lento ed inequivocabile.
Mi slacciai i pantaloni e lo tirai fuori, il suo piede allora iniziò a giocare con la punta infuocata accelerando e diminuendo il ritmo finché non fui travolto dall’orgasmo allora, il suo piede lo schiacciò con forza contro la pancia facendo schizzare fuori lo sperma in lunghi fiotti.
<<bene Ciccio>> fece mia madre <<domani pomeriggio non pendere impegni, devi accompagnarmi in un posto.>>
<<dove dobbiamo andare?>>
<<vedrai domani>> mi rispose alzandosi e dopo avermi baciato sulle labbra se n’andò in camera sua.
Il giorno dopo come promesso uscimmo e andammo in centro, dopo aver girato un po’ per negozi entrammo in uno di biancheria intima.
Era un ambiente molto raffinato, un paio di clienti stavano curiosando fra gli articoli esposti.
Mia madre doveva essere una cliente conosciuta perché la commessa appena la vide le venne subito incontro salutandola per nome.
Mia madre si fece portare un bel campionario di calze e collant e iniziò a saggiarne la trama con evidente compiacimento.
Ne acquistò una decina di paia e prima di uscire chiese alla commessa se poteva indossarne un paio. Ci dirigemmo verso uno stanzino prova.
<<resta qui fuori di guardia>> mi chiese mia madre entrando e tirando la tenda. Non credo che fu per caso che lasciasse un ampio spiraglio che mi permetteva di vedere cosa tesse facendo.
Si sfilò la gonna, notai subito che non portava mutandine, si sfilò i collant lentamente, poi scelse con cura quale indossare e lo fece molto lentamente facendo aderire con cura il nylon in mezzo alle gambe.
Mentre si rivestiva la mia erezione, otre che evidente stava diventando dolorosa, l’uccello premeva contro i jeans.
Ero eccitato ed imbarazzato, sapevo che la commessa non avrebbe potuto fare ameno di notare il mio stato, infatti, mentre mia madre pagava e salutava mi guardò divertita.
<<sbrighiamoci ad andare a casa>> supplicai mia madre <<non resisto un minuto di più>>.
<<già, ho notato come mi spiavi e l’effetto che ti fatto>> mi rispose divertita.
Una volta a casa mi sbottonai i pantaloni e stavo per toglierli quando mi madre mi chiamò in camera sua.
<<voglio che provi una cosa>> mi disse.
<<cos’hai in mente?>>
<<infilati questi>> disse porgendomi un paio di collant.
<<ma mamma… Ma sono da donna…>>
<<scemo. Certo che sono da donna, ma mica devi andarci in giro. Voglio solo farti sentire che sensazione si prova ad averli indosso>>
Mi lasciai convincere. Mi spogliai e con il suo aiuto infilai i collant.
Erano molto stretti e provai una sensazione molto strana, i maneggiamenti di mia madre per infilarli mi avevano riacutizzato l’erezione. Ora il mio uccello era compresso dentro una gabbia di nylon.
<<ora alzati e comincia a camminare>>. Mi alzai dal letto e feci alcuni passi, il tessuto aderente mi massaggiava l’uccello, era un massaggio leggero ma continuo. Avevo una voglia pazza di agguantare l’uccello e porre fine a quella tortura, ma mia madre mi predette. <<non ti toccare, lascia che l’eccitazione cresca fino al limite massimo>>.
Resistetti altri cinque minuti poi non ce la feci più <<basta. Devo venire, non resisto più>> dissi cercando di sfilarmi i collant.
<<aspetta faccio io>> mi disse inginocchiandosi di fronte a me, fece aderire bene il tessuto al mio uccello e iniziò a leccarlo e mordicchiarlo fino a che un fiume di sperma inondò la mia pancia e la sua bocca.
Per poco non persi i sensi, Mi adagia sul letto mentre mia madre mi sfilava i collant.
<<questi li tengo io>> mi disse <<in ricordo di questo pomeriggio>>.
Ero sfinito e per la prima volta vi venne da pensare a com’era cambiato il rapporto fra me e mia madre in poco più di una settimana.
Non riuscivo a credere che saremmo arrivati a questo punto, non sapevo neanche se fosse giusto o no, Eravamo governati dalla libidine, il confine tra bene e male era completamente saltato. Ero ossessionato da una sola idea: scoparmi mia madre. Una parte di me era spaventata dalla cosa ma l’altra, quella che ormai governava i nostri rapporti, era più che decisa a farlo.
Persi ogni scrupolo dopo che mia madre con la scusa di avere un mio consiglio su non so più quale abbinamento mi portò in camera e, con indosso i soli collant, cominciò a sculettarmi attorno. Persi ogni remora, mi spogliai e coll’uccello bene in erezione l’abbracciai da dietro.
<<ciccio, cosa fai?… Non puoi più res****re?…>>
<<ti voglio mamma>>
<<questo l’ho capito, ma non come vorresti tu>> Si girò verso di me e mi baciò sulle labbra, con la mano intanto aveva afferrato il mio membro e se lo era fatto scivolare fra le gambe.
Sentivo la sua figa bagnata sotto il nylon fra le contrazioni dei muscoli delle sue cosce, le afferrai un capezzolo con i denti facendola urlare non so se di dolore o di piacere o tutt’e due.
I nostri movimenti divennero frenetici fino a che non le inondai le gambe di sperma.
Ero felice e frustrato nello stesso tempo, era stato bello ma non ero appagato, volevo averla alla mia mercé, volevo scoparla ad ogni costo.
Decisi di tentare il tutto per tutto, e una sera entrai in camera sua, come immaginavo era sul letto nella solita tenuta, mi sedetti accanto a lei, ci guardammo negli occhi.
<<questa volta voglio proporti io un gioco>> le dissi
<<cosa avresti in mente>> era eccitata, si capiva dal tono della voce.
<<stai a vedere>> dissi prendendo dei collant dal cassetto.
Le presi una mano e con un collant la legai ad una sbarra del letto, poi legai l’altra mano.
Era in balia delle mie voglie, mi spogliai, le afferrai un capezzolo con le dita mentre con l’altra mano l’accarezzavo in mezzo alle gambe.
Si contorceva di piacere, i suoi umori avevano reso il collant morbido e scivoloso.
Tuffai la mia bocca fra le sue gambe, la mia lingua cercava il suo clitoride e le spingeva il nylon dentro la figa. Afferrai una sporgenza della cucitura dei collant con i denti e li lacerai, adesso la mia lingua era a diretto contatto con la sua pelle, sentivo tutto il suo sapore nella mia bocca.
MI tirai su e, guardandola dritta negli occhi glielo infiali dentro mentre i suoi talloni martellavano i miei glutei accelerando il ritmo fino all’orgasmo.
Mi accasciai su di lei finalmente felice.
<<ciccio sei stato fantastico>> mi sussurrò all’orecchio <<ora scioglimi e la prossima volta sarò io a legare te >>.

7

Tutti gli uomini di Marina

Era un suo sogno e si parlava tra noi per farlo diventare realtà, me ne occupai per quasi un mese per cercare la possibilità’ di realizzarlo e alla fine ci riuscii, a Marina per tutto quel periodo non dissi nulla, e non sospettava niente. Una sera era giovedì e le annunciai l’evento ma senza dirle i particolari, e andò cosi. Arrivato a casa mi comporto come al solito, chiacchierò dei problemi sul lavoro e di banalità’ solite tra me e Marina, poi dopo cena mentre guarda la tv, vado a prendere il suo cazzone in lattice, mi avvicino e comincio a stuzzicarla; si lascia fare tutto e, mentre lo infilo nella sua figa bagnata, con un dito le apro il culetto.
Dopo un po’ comincia a chiedermi di trattarla da puttana, questa è la sua vera vocazione, allora duramente le ordino di mettersi in ginocchio a quattro zampe: Marina lo fa prontamente e mentre è in quella posizione sul tappeto le infilo il grosso fallo nel culo. Lei grida: “dai porco, sfondamelo”…..con le mani si divarica le natiche e le infilò il cazzone di lattice per circa venti centimetri.
Le resta impiantato dentro, io mi sposto più in la per ammirarla nuda per terra con quel grosso cazzone dentro il culo e le sue enormi tette penzolanti, camminando a carponi si avvicina e apre la bocca per ingoiare il mio cazzo duro, e mentre la chiavo in bocca, stantuffando e facendolo arrivare fino in gola, che le annuncio la sorpresa: “puttana avresti voglia di essere la troia di tanti uomini” e mi risponde subito:“sì, voglio essere usata come una troia, farò tutto quello che vogliono , .. dai maiale“ e io con una mano do un colpo forte al cazzo in lattice, conficcandolo ancora di più nel suo culo, Marina lancia un urlo poi si infila ancora di piu’ il mio cazzo in gola, come per soffocare il dolore e le dico: “partiamo venerdì e si torna domenica sera ti ho organizzato una sorpresa; non chiedermi nulla ti prometto che sarai la vacca di tanti uomini” e così dicendo estraggo il cazzo dalla bocca e un getto della mia sborra la colpisce la faccia, Marina, prontamente, cerca di riacchiapparlo con la bocca ma io lo sposto e i restanti spruzzi un po’ le vanno negli occhi e un po’ per terra. Marina si ribella e mi dice: “sono venuta ma sento che posso venire di nuovo, dai porco…” e così dicendo le spingo il cazzone di lattice ancora più forte nel culo e mentre lo faccio Marina squirta e le ordino: “pulisci la sborra per terra, troia” e si abbassa. Con la linguetta lecca la sborra ed i suoi liquidi perchè nel frattempo aveva anche orinato sul pavimento, mentre il cazzone in lattice entra e esce dal suo culo ormai completamente aperto.
E così, leccando e in quella posizione, se ne viene fremendo come una cagna. All’età di cinquanta anni gode ancora come una ragazzina di quattordici.
Sono arrivato a casa di venerdì e, avendo sentito mia moglie al telefono, le ricordai di prepararsi per la sorpresa, era eccitata e il pomeriggio era andata a comprarsi della biancheria intima molto sexy, lei adora mettersi il reggicalze o una guepiere, la fa sentire più provocante e sexy. Infilo in una borsa alcune cose mentre Marina aveva già preparato la sua.
Per strada è curiosa ma non vuole sapere nulla, le piace e la eccita cosi, io non le dico nulla solo che per arrivare ci metteremo circa un’ora. Durante il viaggio la sditalino un po’ e Marina fa’ uscire i suoi seni enormi dalla camicetta; è un gioco che facciamo spesso per eccitare i camionisti che guardano dai finestrini mentre li sorpassiamo.
Arriviamo in una località vicino Genova, lì ci rechiamo da un mio conoscente che ha una piccola azienda di materiale elettrico, mia moglie ci segue senza dire nulla, è un po’ incuriosita ma fa la tipa disinvolta e cordiale ma non chiede nulla.
All’interno dell’edificio, un grande magazzino vediamo un materasso messo per terra in malo modo e attorno delle seggiole, circa una ventina; a quella vista mia moglie sgrana gli occhi e mi guarda sorpresa.
Allora le dico: “ci sarà movimento non preoccuparti”. Mario il mio conoscente l’accompagna nel retrobottega, dove c’e’ un bagno che ha anche una doccia, a quel punto le dico: “preparati si inizia ora“, lei mi chiede: “come devo mettermi?” e io “ mettiti quello che ti sei comprata oggi, farai un bell’effetto”.
Marina entra e sparisce mentre io e Mario ritorniamo nel capannone e noto che sono gia’ arrivati una decina di uomini di tutte le eta’, ce n’è qualcuno che ha un’aria rozza e volgare.
Io lo guardo ma lui mi dice: “non ti preoccupare vedrai che la vacca sarà soddisfatta”, sul lato vedo dei cestini con delle bottiglie e del cibo, capisco che hanno fatto tutto come avevo chiesto.
Pochi si parlano io mi metto di lato e guardo, c’e’ un’aria squallida e sporca, ad un certo punto arriva Marina, vestita con un tailleur nero e molto elegante, qualcuno accende un piccolo mangiacassette con una musichetta di sottofondo.
Marina è ferma in mezzo a tutti quanti, alcuni seduti e altri in piedi la guardano, Marina, ha due tette notevoli (una quarta) e un culo un po’ abbondante ma bello sodo. Mario si avvicina a Marina e rivolgendosi a tutti dice:
“questa donna è la moglie di un mio amico, e lui ve la offre per usarla come una vacca e soddisfare ogni suo e vostro desiderio; l’accordo è che Marina non si opporrà a nulla, e non si dovrà usare violenza alcuna, solo se si opporrà dovrete costringerla anche contro il suo volere, certo senza ferirla in nessun modo, sei d’accordo Marina?” mia moglie rispose di sì con un cenno della testa.
Subito dopo, la contessa Marina incomincia a spogliarsi mentre viene osservata da tutti, le sue forme esplodono perché il reggiseno ricopre solo metà delle sue grosse tette.
Quando si toglie la gonna tutti le fanno dei complimenti al suo culo incorniciato dal reggicalze.
Tre maschi, di cui uno grasso e con un grande pancione, completamente nudi, si avvicinano e la circondano, li vedo che la palpano, le loro mani le fanno uscire le tette, le si infilano nelle mutandine, il ciccione la bacia e Marina si lascia baciare con la lingua,i loro corpi si toccano e Marina prende in mano il cazzo del ciccione e lo masturba. Un altro le si incolla dietro e preme il suo cazzo contro il culo, le sue mani sono aggrappate alle tette di Marina, ma non riescono a contenerle, l’altro le ha scostato le mutandine e le tocca la figa. Marina geme e li lascia fare, la trattano come una vacca. Mario a un certo momento si fa’ avanti e sento che dice ai tre di sedersi, e che ora incomincia la parte piu’ bella, dice testualmente: “quello che la signora Marina vuole è essere servizievole con tutti, quindi restate seduti e chi non lo ha già fatto si tolga i pantaloni!”, poi guarda nella mia direzione e strizza l’occhio e urlando si rivolge a Marina:
“Ora troia devi leccare le palle di tutti e masturbarli senza prender nessun cazzo in bocca …chiaro!” Marina fa’ cenno di sì con la testa. E uno spettacolo, tutti seduti con i loro cazzi fuori e Marina in reggicalze e tacchi alti che si avvicina al primo, si inginocchia e comincia a leccare le palle, poi si sputa sulle mani e con queste masturba il cazzo che lecca,mentre lo fa Mario si avvicina da dietro con un vibratore, e lo bagna con la lingua, poi lo infila nel culo di Marina,lei urla e si gira e lui: “Datti da fare puttana e apri bene il culo” allora Marina, remissiva, continua a leccare e lui gli spinge il cazzone di gomma in modo che resti piantato nel culo.
Impiega circa mezz’ora passando da un cazzo all’altro con quel grosso cazzo nel culo, lecca le palle degli uomini e loro si tengono il cazzo masturbandosi.

La contessa Marina è oscena così, in ginocchio, in quello squallido magazzino, con tutti gli uomini che la guardano, con quel grosso cazzo di gomma piantato nel suo buco del culo ma ad ogni movimento sento che geme di piacere. Io, in disparte, resto a guardare e Mario la dirige. Le tiene il cazzone di gomma conficcato dentro anche quando si sposta in ginocchio da un uomo all’altro.
Lecca i coglioni degli uomini e certe volte vedo la sua bocca che si spalanca per inghiottirli e succhiarli, mentre le sue mani delle volte stringono forte i cazzi e altre volte sono leggere e li accarezzano come sa fare lei, qualcuno si solleva di molto le gambe e le mostra il buco del culo. E Marina prontamente da troia infila la lingua e da dei colpetti veloci, cercando di infilarla nel buco del culo dell’uomo. Mentre fa queste operazioni tutti la chiamano:
“vacca, puttana, troia. zoccola, rottainculo, baldracca, succhiacazzi, bagascia” e così, mentre viene insultata, io dal mio canto sono sempre più orgoglioso di averla come moglie.
Finito di leccare a tutti le palle Mario ordina a tre uomini di prenderla, Marina cerca di divincolarsi, nuda cerca di scappare, uno dei ragazzi la blocca, da dietro la stringe e con le mani le tettone, poi arrivano gli altri e la fanno inginocchiare, Marina è sorpresa ma li lascia fare, in ginocchio le legano le mani dietro la schiena. Mario allora si avvicina e le dice: “se solo ti ribelli ti faccio scopare dal mio pastore tedesco, quindi cerca di fare divertire questi uomini !”.
La contessa fa di sì con la testa e mi guarda con un fare da sfida, Mario parla agli uomini e dice: ”Ragazzi potete fare quello che più’ vi piace ma a gruppi di massimo quattro per volta.”
Immediatamente quattro uomini le si avvicinano, uno di questi è molto anziano e magrissimo, ma in mezzo alle gambe ha un cazzone lungo e grosso, per primo si fa avanti e tenendolo in mano le da dei colpi sul viso con la sua nerchia, la schiaffeggiava a colpi di cazzo. Marina con le mani legate dietro la schiena non poteva fermarlo ma con la bocca spalancata cercava di prenderlo senza riuscirci, due di loro si misero a fianco e le tenevano le chiappe divaricate mentre il più giovane le si metteva dietro e, non senza una certa fatica, le punta il suo cazzo nel culo e, con un colpo, glielo infila. Marina emise un urlo e il vecchio che la schiaffeggiava con la sua nerchia, glielo ficcò in gola e rimase cosi senza poter gridare, tenendole la testa mentre lo spingeva tutto in gola. Marina si dimenava e cercava di liberarsi perché credo facesse fatica a respirare, ma loro non la mollavano e la tenevano ferma, i due a fianco le schiaffeggiavano il culo con sonore pacche, poi la vidi lacrimare,con la bocca piena di cazzo, ma il vecchio le teneva sempre la testa e dava dei colpi infilandoglielo sempre più in gola, sembrava proprio una troia al macello con quell’enorme bastone di carne in gola e le chiappe che ballavano a ogni colpo del cazzo che aveva nel culo, il ragazzo che la inculava disse: “non voglio ancora sborrare dentro questa vacca.” E si tolse lasciando a un altro il culo di Marina.
Io guardavo senza intervenire,Marina mi guardava con gli occhi pieni di lacrime, ma sapevo che non dovevo fermarli, perché’ eravamo d’accordo cosi dall’inizio. Successivamente anche l’altro si tolse per lasciare il culo a quello che le schiaffeggiava le chiappe, ma questi la abbracciava da dietro tenendole le tettone e puntava il suo cazzo sul buco del culo, e con un colpo violento la penetrava, poi usciva lentamente e aspettava un po’ e di nuovo la sfonda un altro, Marina a ogni colpo sussultava come un’a****le, in contemporanea vidi il vecchio che non accennava a estrarre il cazzo dalla sua gola, avere un forte sussulto e capiii che le stava sborrando dentro; Marina teneva la bocca spalancata e lui spingeva quasi a infilargli le palle dentro, Marina faceva fatica e respirava solo con il naso, ansimando, a un certo punto lo estrasse e era incredibilmente lungo e duro e io mi chiedevo fino a dove l’avesse infilato Mario a quel punto gridò: “vedo che la vacca non e abbastanza soddisfatta, altri quattro qui e fatela divertire che se no il mio amico non e contento”, si rivolgeva a me e anche lui estrasse il suo cazzo dai pantaloni. Marina era completamente sudata e faceva fatica a mantenersi in ginocchio con le mani legate dietro la schiena, le sue tette erano rosse e anche le chiappe per gli smanettamenti ricevuti. Si avvicinarono gli altri e confabularono un poco poi mentre ancora succhiava come una troia e vedevo il cazzo entrare e uscire dalla sua bocca, mentre la sua lingua roteava come una saetta attorno al glande del vecchio, la slegarono e uno grande e grosso la tirò per i capelli e le disse: “fammelo diventare grosso che ti inculo!” Marina sempre in ginocchio lo succhiava, uno le dà un forte schiaffo sul culo e si stende su un materassino e, un gruppo la prendono con la forza e tenendola per le braccia e i piedi la adagiano sul tipo steso, mentre altri le infilano le mani tra le cosce, mentre gliele tengono spalancate, Marina si stende di schiena sul tipo e alcuni guidano il suo cazzone nel culo di Marina, lo vedo scivolare dentro mentre le tengono la figa aperta, e le mani e le gambe bloccate e completamente aperte.
Uno avvicina la sua bocca alla figa e la lecca sputandole sopra, Mario ordina a Marina di leccare il buco del culo ad ognuno, e Marina grida: “avanti, porci, che vi lecco“, il primo le si mette a cavallo sulla bocca e vedo la lingua leccare il buco del culo dell’uomo. Io guardo e sono eccitato l’uomo e accovacciato come se dovesse usare la bocca di Marina come una latrina, lecca come una vacca e geme per il cazzo che ha nel culo, uno dopo l’altro le si mettono con il culo aperto sulla faccia Marina lecca il buco del culo e le palle ad ogni uomo, non l’ho mai vista cosi assatanata, tutti la insultano e la chiamano vacca, puttana. Ti cago in gola, uno ridendo mentre Marina lo lecca grida: “le ho scoreggiato in faccia!”, e Marina gli risponde dandogli dello stronzo e del bastardo, allora il tipo torna indietro e si rimette a cavalcioni sulla sua faccia, Marina si divincola , ma la tengono ferma, il culo del tipo è enorme e le si siede sulla faccia che scompare in mezzo alle chiappe dell’uomo, la sento gridare e mi faccio avanti per fermarlo, ma Mario mi trattiene e mi dice: “non ti preoccupare quello ci sa fare con le troie”, poi il tipo le gridam “lecca, vacca, se no ti cago in bocca” poi si alza un po’ e vedo Marina che lo lecca con la lingua, il tipo le scoreggia ancora in faccia, ma questa volta Marina continua a leccare senza staccarla dal buco del culo dell’uomo.
Poi dopo ancora un altro e un altro finché il tipo che la incula si sposta e dice agli altri:&#034 le sono venuto nel culo, mi deve pulire allora la sollevano e lui si sfila dal suo culo, la trattano come un’oggetto, in quattro la tengono sollevata per le gambe e le braccia a pancia in giù’ e la spostano in modo che possa pulire il cazzo dell’uomo, il cazzo e sporco di escrementi di Marina, le avvicinano la testa e Marina cerca di divincolarsi e non prenderlo in bocca, ma uno le da delle forte pacche sul culo, gridandole: &#034vacca succhia e pulisci, sei solo all’inizio, e poi e roba tua&#034 la sua bocca e contro la cappella e sporca, spalanca la bocca e il cazzo le si fionda dentro, Marina lecca e succhia mentre e tenuta per aria con le sue tettone che penzolano, La tengono per le gambe e le braccia e le cosce sono spalancate, allora a turno le vanno dietro e mentre Marina succhia la chiavano in quella posizione oscena, Il tipo che la chiava in quella posizione oscena, si stacca e un altro con il cazzo in tiro gli e lo schiaffa nel culo spalancato,quello appena uscito le si mette davanti alla faccia e le ordina di aprire bene la bocca, Marina la spalanca facendo uscire la lingua,due uomini le tengono con le dita la bocca aperta, il porco si masturba sulla sua bocca mentre la lingua di Marina cerca di leccare la cappella, un getto di sborra la colpisce in faccia, sugli occhi la bocca, le guance, la lingua di Marina rotea cercando di raccattare la sborra che cola dal suo viso, e dopo questo un altro e un altro ancora, mentre le dita la costringono a tenerla spalancata, al suo interno fino in gola si vede la sborra, dietro dandosi il cambio per tenerla in quella posizione e chiavarla e incularla a turno, per poi sborrarle in faccia e in bocca, io sono scioccato e eccitato, non le si veda quasi piu’ la faccia e solo la lingua compare per ingoiare lo sperma che le cola dal viso, e stupendo vedere la propria donna fare tanto, Poi la distendono sul materasso, tenendola sempre immobilizzata, delle corde compaiono all’istante e mentre Marina urla come una forsennata: &#034brutti porci, mi avete lordato come una troia ora lasciatemi che sono piena di sborra…&#034 e il ciccione le risponde:&#034non ti preoccupare, vaccona, che ti puliamo per bene.&#034
Così dicendo la legano mani e piedi singolarmente e con le corde gliele tengono divaricati. Marina grida &#034ma siete matti cosa volete fare….!&#034 anch’io sono preoccupato, si era detto nessuna violenza , ma Mario mi dice vedrai sarà una sorpresa e Marina apprezzerà’. Non riesco più a capire quanti uomini ci siano li nel capannone,una ventina forse, sono tutti nudi e molti con il cazzo moscio perché hanno appena sborrato in faccia a Marina,una decina le si mettono attorno, poi uno prende il grosso vibratore di Mario e lo introduce nella figa di Marina ormai spalancata come una fogna, cosi crocefissa sul materasso, ma con le gambe divaricate lui lo infila su e giù nella figa.Marina li apostrofa: &#034Dai maiali guardate quanto cazzo entra,dai porco, più forte che questi l’anno tutti moscio!&#034 cosi Marina grida provocandoli con la faccia ancora piena di sborra. Poi tutto ad un tratto uno dopo l’altro incominciano a pisciarle addosso, dirigendo i loro getti dappertutto sul suo corpo, Marina cerca di parlare ma ogni volta che apre la bocca, qualcuno la colpisce dentro,con la bocca spalancata riceve la piscia, Marina la sputa facendola zampillare; è fradicia con i capelli e con tutto il corpo inondato di piscio.
Marina si agita e tutti capiamo che sta ansimando e godendo, un po’ per la sorpresa e un po’ per l’enorme cazzo di gomma nella figa. La guardo nuda per terra che si agita, le calze nere sono strappate un po’ ovunque, e i lacci del reggicalze pendono non piu’ attaccati, le sue enormi tette sono colpite dai getti di urina, il suo viso prima ricoperto dallo sperma di una dozzina di uomini ora è stato ripulito ma la sua faccia viene completamente colpita dai getti di piscia calda.
Marina apre la bocca per invogliarli a centrarla,fa’ versi e grida: &#034dai porciii…….&#034 loro lo fanno e Marina la deglutisce un po’ e la sputa fuori, immobilizzata come’ non puo’ far altro che subire, un tipo le conficca ancora di piu’ il cazzo di gomma dentro, Marina manda un urlo che viene subito soffocato da un getto di urina nella bocca spalancata.
Io non resisto piu’ a vedere mia moglie usata in questo modo, sono eccitatissimo, mi accorgo che ho il cazzo durissimo, mi levo i vestiti come un fulmine, con la coda dell’occhio tutti hanno finito di svuotarsi su di Marina e se lo stanno sgocciolando sulla sua faccia. Marina li lecca e li succhia molli e imbrattati di urina. Mi avvicino e le estraggo il vibratore dalla figa e gli infilo il mio cazzo dentro, stendendomi su di Marina, le nostre facce si incontrano e Marina mi dice “ah, sei tu maiale, hai visto quanto ho bevuto, dai sborra nella tua vacca!”, sono su Marina ed anch’io mi bagno del piscio che la ricopre, le nostre lingue si incontrano, la sua ha un sapore strano, ma mi piace, e mentre la chiavo e ci lecchiamo, un cazzo enorme compare tra le nostre bocche, lei apre la sua e lo succhia.
Lo show era quasi finito, il film porno che avrebbe dovuto girare era tutto nella telecamera di uno di quelli che aveva partecipato alla gang bang. Quel tizio si avvicinò a noi due e ci disse che ci avrebbe contattato privatamente.
All’improvviso qualcuno urla: &#034Siete stati magnifici.&#034
Io mi sfilo dalla figa e scopro che Marina aveva il cazzo di gomma nel culo, qualcuno glielo aveva infilato e non me ne ero accorto. Poi la slegano e tutti le danno un bacio e le fanno i complimenti. Nuda,fradicia, gocciola tutta ma è sempre bellissima, qualcuno le soppesa le tette mentre la bacia e le dice: ”peseranno almeno tre chili l’una, sei una troia”, poi io e Marina ci dirigiamo alle docce per andarci a lavare, dentro non diciamo una parola e sotto la doccia ci aiutiamo a lavarci, mentre le lavo la figa , la sento fare un piccolo gemito di piacere…. credo che abbia ancora voglia, poi scappa l’occhio vicino al mio cazzo e scopro che pure lui…..
Quella notte ci addormentammo come sassi, Mario fu gentile e ci mise a disposizione la stanza piu’ grande, dove c’era un lettone grandissimo. Marina si addormento subito e la sentivo gemere, poi mi addormentai anch’io, dormii come un sasso.
Quando mi svegliai al mattino Marina non c’era più nel letto, vado a vedere fuori dalla camera e sento delle voci e dei gemiti venire da una stanza, mi avvicino e la porta e socchiusa, la apro e vedo Marina carponi sul letto che si fa inculare da un omone enorme, mentre altri sei o sette le erano attorno mentre lei tiene in bocca il cazzo di Mario. Il suo culo e completamente divaricato e vedo perfettamente il cazzone che la sta penetrando, entra e esce come un martello dandole dei colpi fortissimi, Marina con una mano si sgrilletta la figa, Mario vedendomi mi dice: “stiamo preparandole la colazione” e a quel punto vedo una tazza piena a metà di sborra, lì capisco che gli altri sono gia venuti, poi ad un tratto il tipo che la incula esce di colpo, il suo cazzo è lungo come un serpente, mi chiedo fino a dove lo abbia infilato.
Il buco del culo della contessa Marina Lante della Rovere resta spalancato come una voragine, poi veloce prende la tazza e scarica una quantita’ di sborra enorme, anche Mario sfila il suo cazzo dalla bocca e schizza nella tazza, che è ormai piena.
Marina si gira e si siede sul letto con le cosce aperte, e sudata, a fianco di Marina un ragazzo le continua a palpare le mannelle mentre si sta masturbando, Marina si lascia palpare e mi dice: ”Mi sono alzata per fare colazione e Mario mi a portata qui dentro dicendomi che oggi la colazione per me era speciale, che cosa dovevo fare?
Ormai sono la loro vacca a tutti gli effetti,e hanno il tuo consenso questi porci&#034 a quel punto anche il ragazzo grida: “sto per sborrare puttana,troia”.
Marina prende la tazza che ha al suo fianco e la appoggia sotto il cazzo del ragazzo, questi sborra dentro il suo liquido, poi Marina con una mano lo spreme facendogliene uscire ancora, con la lingua gli da delle leccatine per pulirlo, poi guardandoci tutti negli occhi mette la tazza piena di sborra vicino alla bocca ed esclama vittoriosa:

“Porci ecco la mia colazione, per tutto il giorno dovrete nutrirmi di sborra fresca….” e così beve tenendo la tazza un po’ distaccata dalla bocca e lasciandola colare nel suo interno, ha la bocca piena ma non ingoia, lascia che la bocca si riempia, la tiene nella bocca ricolma, poi fa come dei gargarismi e la ingoia.
Essendo densa il mento le si riempie di sperma, ma Marina con la lingua e il dito la raccoglie e la porta alle labbra, infila la lingua nella tazza e lecca la sborra rimasta dentro: ha la faccia completamente impiastricciata e lì sul letto, con le gambe aperte la tazza in mano e le sue enormi tette sudate, sono eccitatissimo non ce la faccio più, faccio uscire il mio cazzo e mentre lecca l’interno della tazza, salto sul letto e mi metto con il cazzo davanti alla sua faccia e le schizzo la mia sborra gridandole: “vacca bevi anche la mia.”
Marina riceve i getti sulla faccia e apre la bocca e vedo che ha ancora della sborra bevuta nel palato, con la lingua raccoglie anche la mia ed ingoia tutto. Poi con calma dice a tutti: “ora grazie per la colazione, ma se volete ancora la vostra troia pronta a ricevere cazzi dovete farmi riposare un po’, la colazione era veramente di mio gusto…” e ci guarda con quel suo sorrisino, incorniciato da rivoli di sperma, restando oscenamente a gambe aperte da vera vacca. Noi usciamo tutti dalla stanza e g

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