Bellezza d’ebano capitolo 1

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La seguente storia è un opera puramente di fantasia legata a dei personaggi inventati che potranno avere nuove trame e nuovi sviluppi in futuro, in base a ispirazione e a quanto può piacere il testo. Buona lettura!

Jadine è una mia amica di vecchissima data, un bella mulatta che, crescendo, è diventata splendida donna. La palestra poi l’ha resa magnifica. Sognava da tempo di diventare una modella, e con il corpo che si ritrova è praticamente a un passo. Qualche giorno fa l’avevo ospitata a casa perché aveva bisogno di un alloggio provvisorio per poter affrontare il fatidico provino e da 5 giorni sta qua.
Jadine è di origini sudafricane, ha un corpo letteralmente perfetto, alto, sinuoso e dal portamento sfrontato ma allo stesso tempo sensuale e accattivante: pelle color caramello, labbra grosse e carnose, occhi da gatta, seni piuttosto grandi, un culo leggermente sporgente all’apparenza molto sodo, due gambe molto lunghe e ben tornite. Dico la verità, i primi due giorni non avevo per nulla strane idee, ma quando la vidi attraversare il corridoio della mia modesta casa con addosso solo un accappatoio e i capelli neri sciolti sulle spalle, era come se un fulmine mi centrò in pieno. Cercava un bagnoschiuma e di fatto cercava me per saperlo, la vidi far capolino da dietro lo stipite della porta mentre rassettavo un pensile in cerca di qualcosa che non ricordo nemmeno più, il ricordo che più mi rimase impresso era la panoramica sull’incavo dei suoi seni che s’intravedeva dalla scollatura.
– Ciccio, mi dici dov’è il bagnoschiuma? Così la smetto di importunarti per oggi! – esclamò lei, con quella voce un po’ grave tipica degli africani.
Afferrato il sapone fece un giro su se stessa e vidi quelle gambe muscolose in tutto il loro splendore. Per pochi secondi, devo ammetterlo, pensai di volerle divaricare per poter assaporare il suo sapore.
Ora, dopo giorni in cui entrambi ci siamo abituati alla presenza dell’altro e senza nemmeno più tante timidezze, sono in bagno a farmi la barba. La ragazza, ovviamente, entra nella stanza senza farsi troppi problemi, in asciugamano sul petto e perizoma di pizzo. Dallo specchio non posso evitare di far nuovamente cadere l’occhio su quel lembo di tessuto che non fa che esaltare quelle natiche così invitanti. Improvvisi movimenti all’inguine mi mettono in allarme, mentre lei si china per spostare le tendine della vasca.
– Scusa eh, ma bussare prima di entrare così? – domando io, con voce un pochino tremula.
– Scusami tu, caro, ma ho bisogno di una doccia, sono stremata dalla ginnastica – mi ribatte.
– Cacchio, Jadine, capisco la tua impellente necessità, ma almeno avvisami, mi sto facendo la barba! -.
Lei si volta, si avvicina a me e, una volta faccia a faccia, mi osserva lanciandomi un guanto di sfida.
– Beh? Non credevo che fosse una cosa così intima il taglio della barba! Mi sono presa la libertà di entrare perché in fondo non stai facendo nulla di assurdo, mica ti stai masturbando…- esclama lei, al che impallidisco per la risposta, arrossendo poi di conseguenza – che c’è? -.
-Oh, nulla! – ribatto, voltandomi; i suoi occhi mi stanno ipnotizzando, così scuri e profondi, con quel taglio orientaleggiante che incanta qualsiasi tipo di uomo. Finisco la rasatura della guancia ma a un certo punto sento il contatto delle sue morbide tette comprimersi sulla mia schiena.
– Insomma, che ti succede? – sussurra, cambiando totalmente tono in qualcosa di estremamente accattivante e sensuale. La mia agitazione aumenta come il volume della patta dei miei pantaloni.
L’ovale perfetto del suo viso s’appoggia col mento sulla mia spalla destra e mi guarda puntando lo sguardo sullo specchio, la mia espressione di stupore mi tradisce.
– Ehi,non c’è nulla, non ti preoccupare!-
-Eppure, a una certa parola tu hai cambiato atteggiamento… che forse sia un caso? –
– Macchè! E poi che diavolo di parola intendi? – rispondo, pentendomi subito.
– Masturbando! – ribatte la bella mulatta, sorridendo. Gli occhi, vidi dallo specchio, si abbassarono.
– Ma che diav…?? – esclama, facendo un passo indietro. Io mi giro e, mani alzate, dico di poter spiegare.
– Qui non c’è nulla da spiegare! – urla lei, tenendosi l’asciugamano premendo un braccio sui due seni che, nella compressione, si gonfiano a vista d’occhio.
– Se ti ho detto che mi stavo facendo la barba, mi stavo facendo la barba!! e’ solo che…-.
Lei si blocca. Ora rimane lì, in piedi, la mano a tenere il bordo dell’asciugamano e il braccio a reggere l’asciugamano sul punto di scendere. L’espressione è interrogativa, confusa, attende la mia risposta. E io sudo freddo: cosa le rispondo? Non posso negare e nemmeno dire menzogne. Le dissi che le stavo guardando il culo e che, in fondo, lei ha preso l’abitudine a girare seminuda per casa.
– Stai dicendo che è colpa mia? – Alza nuovamente la voce. La sua espressione dura e serie mi eccita ancora di più.
– No, sto dicendo che io non scopo da parecchio tempo e mi ritrovo te in giro per casa! Non sono mica gay, non può non venirmi duro a vederti così! -.
Cala un silenzio che aggravava una situazione &#034pesante&#034. Io sono lì, lametta in mano, pantaloni con un evidente erezione a premere sul tessuto e un momento di assoluto disagio, la mia mente che non fa che maledire le mie parole e Jadine, ferma lì con l’asciugamano tenuto su dal braccio mentre l’altro poggia sul fianco, il busto in avanti e il volto in evidente momento di rabbia. Continua così finchè la sua espressione cambia in un sorriso malizioso.
– E così… ti scombino gli ormoni, eh? – esclama lei, puntando il dito indice sui miei pantaloni.
Fa un passo avanti, me la ritrovo a pochi centimetri da me e la stessa mano che mi puntava ora accarezza la mia guancia e il mio collo, poi va sulla patta.
– Mi sembri ben fornito. Sicuro che non ci sia qualcosa per… esagerare? – sghignazza, quasi divertita.
Inaspettatamente decide di far scivolare l’asciugamano di dosso. La vedo, così, in tutto il suo splendore: il seno abbondante con i piccoli capezzoli, evidentemente turgidi, la pancia piatta e muscolosa, i fianchi leggermente larghi e le gambe di cui avevo già osservato ogni singolo centimetro. Jadine appoggia il suo corpo sul mio, strusciando il bacino contro la mia patta e mi afferra il bavero della camicia. Lo sguardo che mi lancia ora è quello di una gatta eccitata, in attesa solo di essere soddisfatta.
Sento così il suo seno poggiare sul mio petto, il calore del suo respiro sulla mia pelle e il mio desiderio è vederle sfilare anche quel piccolo filo su cui è legato il piccolo lembo di tessuto che copre il simbolo della mia voglia di possedere quel corpo color cioccolato che tanto desidero.
Jadine poggia la sua mano sul mio petto e con una leggera spinta mi allontana, dopodichè si piega in avanti per sfilarsi quel perizoma che sto da poco desiderando di veder scendere piano, con sensualità e il brivido di attesa che ci vuole per aumentare la mia eccitazione. Socchiude gli occhi mentre quell’indumento sfila lentamente dal pube fino alle gambe, si ferma all’altezza del ginocchio prima e, stringendo le gambe, scivola fino alla caviglia poi. Lei afferra il perizoma e lo tiene tra i denti, a penzolare davanti a quei seni meravigliosi.
Dopo aver lasciato cadere a terra il perizoma, la mia amica mulatta si inginocchia di fronte a me, afferra l’elastico dei pantaloni e li fa scendere, lasciandomi in boxer. La osservo con eccitazione mentre mi bacia il membro ancora coperto dai boxer. La situazione si fa bollente e la mia ragione comincia ad annebbiarsi quando lei mi fa scendere anche i boxer, liberando il mio pene in totale e massiccia erezione.
Jadine osserva divertita il mio arnese, con l’indice in bocca, a passarselo tra le carnose e invitanti labbra.
– Cavoli…- ansima. – E’ molto grosso… – disse, passandosi una mano sulla pancia.
Quella mano così sbarazzina si muove lentamente e con grazia su quella pelle color cioccolata, fino a scendere nell’incavo del pube. Non mi perdo un secondo di quel lento movimento senza però dimenticare che le sue labbra si sono poggiate delicatamente sulla punta, ancora coperta, del mio sesso. La punta della sua lingua sfiora la mia parte più sensibile. Con l’altra mano infine tira indietro la pelle che copre quella parte del mio pene che rimaneva ancora nascosta e comincia una leggera masturbazione, tenendo sempre la punta nella sua bocca. Il tocco leggero delle sue dita affusolate che cingono con grazia l’oggetto del suo piacere non smette di eccitarmi, e la sua stimolazione aumenta il desiderio che questo momento non si concluda mai. Inclino la testa all’indietro e rivolgo il mio sguardo al soffitto, chiudendo gli occhi per potermi inebriare del piacere con cui Jadine sta consolidando il suo potere su di me; il potere con cui lei, per quanto inginocchiata di fronte a me, dimostra la sua posizione dominante: attraverso il mio tumultuoso piacere, lei mi tiene in pugno. Improvvisamente la sua mano si ferma e le sue labbra si fanno largo sull’asta molto lentamente e piacevolmente. I sommessi mugolii della mia amica fanno da eccitante contorno a quel turbinio di sensazioni che, unite all’ottima abilità di lei, aumentano ulteriormente la mia lussuria.
Trascinato dal mio stesso momento di godimento, appoggio le mie mani sulle sue guance, le accarezzo, poi accarezzo i capelli setosi e, come a voler ristabilire il mio dominio nella situazione, con un movimento ritmico del mio bacino comincio a &#034inserire più carne&#034 nelle sue magnifiche labbra. Lei tossisce un paio di volte e ho il timore di qualche conato, ma non accade altro così continuo ad affondare liberamente il mio pene nella sua calda bocca, scambiando i ruoli del nostro &#034gioco di potere&#034.
All’inizio mi aspettavo una certa resistenza, ma sentendo le sue mani muoversi in direzione delle mie natiche, mi rendo conto che lei vuole assecondare la mia decisione, accompagnando di fatto ogni mio movimento in quell’atto sessuale così a****lesco quanto eccitante. Ad ogni mio colpo di reni sento i palmi delle mani premere sul mio sedere e spingermi di più verso di lei. A un certo punto libera il mio cazzo dalla dolce presa delle sue morbide labbra e, stringendolo alla base, alza gli occhi e mi osserva.
Mi specchio nei suoi iridi color nocciola e mi faccio rapire da quello sguardo così languido.
– Guardami! – sussurra, ansimando, con tono deciso. Annuisco senza proferire parola anche perché il mio fiato si fa sempre più corto.
La splendida mulatta, ingoia così una bella porzione della mia lunga asta senza mai distogliere lo sguardo dal mio, tranne forse nel momento di difficoltà.
La osservo prendere in bocca tutta l’asta con decisione e non poca fatica; la cosa mi eccita davvero tanto soprattutto perché percepisco la sua lingua strusciarsi sulla pelle del mio cazzo e la sensazione di piacere è immensa. Un attimo che non voglio finisca ma la sfortuna vuole che una leggera contrazione del mio membro mi avvisa che non può più res****re.
– Non resisto… – mugolo con un filo di voce mentre i suoi grandi occhi non smettono di osservare il mio viso contratto dall’eccitazione. In pochissimi istanti getti del mio sperma caldo inondano l’accogliente bocca di Jadine, scendendo fino in gola con la stessa velocità con cui io alzo il tono della voce nell’attimo di maggiore eccitazione!
Con il fiato corto e il petto che batte all’impazzata abbasso lo sguardo, quasi con vergogna ma anche per vedere la sue espressione dopo questa esperienza inaspettata quanto piacevole. La testa è china e posso vedere solo il suo indice sfiorare appena le labbra. Dopo questo delicato gesto mi lancia un occhiata colma di eccitazione. E quello sguardo così intenso non spense di certo la mia voglia…
– Mi piace molto… il tuo sapore…- sussurra lei,passandosi ancora il pollice sul labbro inferiore.
– E io voglio assaporare il tuo…- rispondo d’istinto.

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