AL MERCATO

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Ecco cosa mi è successo ieri.

6.30 del mattino
-Ok signora venga. Si mette al solito posto, piazzola 33. Le serve una mano per scaricare?- Domande di rito che ogni volta alle signore che espongono le loro merci dico più per cortesia che per vera volontà di dare una mano. Anche perchè fino alle 9.30 di cose da fare comunque ne ho anche io.
– grazie caro sempre così gentile. Oggi se mi dai una mano mi fa piacere. Ieri ho slogato una caviglia e oggi sono deficitata –
Penso – porcaccia vigliacca, sta volta mi sono fregato –
– Ok arrivo subito, appoggio la lista dei presenti e sono da Lei –
O. è sempre presente, espone la sua merce di poco valore manufatta. Non molto alta, magra anzi gracile, sui 60 anni, portati con eleganza e cura. Controcorrente alla maggioranza di che fa mercato che mediamente è trasandato, scialbo, con aria stanca di fare una vita pesante e piena di sacrifici. Non credo lo faccia solo per piacere ma suppongo sia una necessità, ciò nonostante O. è pur sempre allegra, disponibile a dare una mano agli altri e solerte nel contribuire alla sua quota anche quando la giornata non &#034gira nel modo giusto&#034.
– Le apro i tavolini e scarichiamo gli s**toloni, poi però deve sistemarseli Lei –
– Bravo ma era una scusa per darti questo. Per la tua gentilezza. –
Sorpreso – Ma per cosa? non ho ancora fatto nulla –
– E invece si, l’altra volta mi hai telefonato, ero in ritardo ricordi, mi hai telefonato per sapere come stavo. In vent’anni di mercatini non mi è mai successo. Se non andavo, potevo anche essere morta ma nessuno si è mai preoccupato di telefonare per sincerarsi di come stavo –
– Signora, si figuri, non l’ho vista arrivare e sapendo che solitamente è tra le prime ad arrivare… –
– Proprio per questo. Su tieni accetta, è un pensierino, nulla di che –
– Mi fa sentire in debito, e non so proprio come sdebitarmi –
– Magari un caffè? – Risponde lei e indica il bar.
– Ok, appena apre le offro un bel caffè caldo –
Ore 7.00
– Ha aperto, che fai mi offri il caffè o no? –
Ci avviamo al bar all’angolo che non vede l’ora di aprire il giorno di mercato. Uno dei pochi giorni in cui incassa qualcosa.
Ci avviciniamo al banco e ordino un caffè e un orzo in tazza grande.
Consumiamo il caffè e pago ma prima che usciamo mi dice:
– Senti, mi scoccia chiederlo ma mi accompagneresti in bagno? Sai con questa caviglia, i gradini a scendere, sono pochi ma ho paura di cadere –
Sono stupito e imbarazzato. Non mi sembrava che zoppicasse nel venire verso il bar ma… fatto trenta, facciamo trentuno.
Scendiamo i 6 gradini per andare al bagno e mi chiede di aspettarla.
Pochi secondi e sento un rumore anomalo.
– Tutto bene? – Chiedo.
– No, accidenti, dammi una mano per favore ahhh –
Apro la porta del bagno preoccupato che si fosse fatta male e invece la trovo in piedi con una mano tesa che mi afferra e mi tira dentro mi prende per il collo, mi fa chinare verso di se e mi sussurra
– Sai io sono sola, mio marito è morto oramai da otto anni e sono sola –
– Signora capisco ma non mi sembra il caso… qui in un cesso… – Cercavo di togliermi dall’impiccio con tatto e cortesia.
– Mi spiace sai ma ti trovo molto affascinante, non ho resistito, non resisto, sono mesi che mi tocco da sola e ho voglia di compagnia – Nel frattempo la sua mano si era spostata sul cavallo dei miei pantaloni e massaggiando stava, nonostante la mia reticenza, stimolandomi una erezione.
– Si, vedi che non è poi così male? Il tuo cazzo risponde. Facciamo così, solo un pompino ehh. Ti va? –
Neppure il tempo di rispondere e i miei pantaloni sono alle ginocchia con O. che mi massaggia lo scroto mentre con la lingua e le labbra solletica il prepuzio. La mia erezione è oramai evidentemente conserziente e si rende disponibile a quella inaspettata fallatio.
Con la bocca va a cercare più profondamente lavorandomi l’asta con voluttuà e la lingua vortica da un lato all’altro procurandomi una sensazione che non ho mai provato.
– Ti piace, lo sento, la tua cappella si ingrossa nella mia bocca. Ohh che sensazione stupenda sentire nuovamente il profumo di un bel cazzo. Senza neppure toccarmi sono già tutta bagnata –
– Si ma facciamo in fretta, devo tornare a gestire il mercatino…- Nemmeno il tempo di finire che si apre la porta dell’antibagno.
– Tutto a posto qui? – Il barman non vedendo risalire nessuno si era preoccupato.
O. anzichè rassicurarlo, riprende in bocca il mio uccello e con la mano comincia a masturbarmi.
– Ehi, signora si sente male? –
Non sapevo più che fare e involontariamente
– No non tutto a posto grazie –
– Ma che cazzo… state scopando nel mio bagno. Porcap… ohhh –
A quel punto O. lascia tutti di stucco e anzichè ricomporsi e scusarsi mi spinge contro la parete, si gira con il lato B verso la porta la apre, si rimette a spompinarmi e con l’altra mano si scosta il vestito e si abbassa le mutande fino alle caviglie offrendo, così, se stessa alla vista di C. il barista.
C. a quel punto tira fuori la chiave del bagno di tasca e chiude a chiave. Si abbassa i pantaloni e sotto le mutande il rigonfiamento è evidente. I suoi cinquanta e passa anni si vedono tutti, anche di più ma ha una nerchia non indifferente. Il suo imbarazzo è evidente. Probabilmente, come me, non si è mai trovato in questa situazione. Scosta i boxer e maneggia un cazzo di oltre venti centimetri con una cappella che sembra il tappo di un tubetto di lacca spray. L’appoggia alle labbra di O e spinge con forza. A quell’intrusione inaspettata i denti di O si chiudono sulla base del mio pene e le esce un mugolio di dolore e di soddisfazione che la sciolgono. Si sente il suo completo abbandono, La volontà di farsi possedere, il desiderio di tornare a sentirsi donna. Il suo lavoro sul mio cazzo si intensifica, la sua mano mi massaggia le palle e con l’altra mi tiene il pene per evitare che i colpi alle terga di C lo affondino fino in gola. Sento il suo tremore e con un mugolio soffocato libera il suo piacere sul cazzo di C che vedo ricoprirsi con una evidente schiumetta bianca. La situazione è eccitantissima ma la sollecitazione orale, per me, non basta. Non mi basta mai, non vengo così. L’impegno di O aumenta, vuole portarmi al culmine, intanto C comincia ad assestare dei colpi più violenti. Il suo pene affonda nella vagina di O trascinandosi le piccole e le grandi labbra che poi ritornano ad aprirsi quando lo estrae. E’ completamente bianco degli umori di O che continua, a volte a fiotti copiosi, ad irrorare quel cazzo che mi fa invidia sia per le dimensioni, che io non ho, ma soprattutto perchè può godere di tutto quel nettara che mia moglie non mi ha mai regalato così copiosamente.
Sono eccitatissimo e non riesco a distogliere lo sguardo da quel cazzo che continua la sua corsa in quello splendido fiore, per niente appassito. Penso che il sesso sia sintomo di vitalità e di giovinezza e mi soffermo a pensare che sia quello a determinare lo spirito di una persona. Quando non lo fai più allora si che sei vecchio.
Intanto il viso di C è ormai paonazzo e le vene sul suo pene sono evidenti. Non va oltre e scarica tutto il suo sperma nelle profondità di O con un rantolio da fumatore e accasciandosi sulla schiena di O.
Sono stupefatto, ho il pene che stà scoppiando ma ancora niente.
– Senti ma vuoi venire o no –
– Difficile che venga con un pompino –
– Se non ti fa schifo… io ho ancora voglia… –
Le passo della carta igienica. Si pulisce mentre C estrae il suo pene ancora mezzo in tiro e gocciolante di sperma e umori bianchi.
Si solleva, si gira, mi prende da sotto il cazzo e se lo infila in fica con violenza inaspettata.
– Montami, forza, voglio sentirti godere mio salvatore. Oggi mi hai fatto il regalo più bello di questi ultimi otto anni. Dai dai SCOPAMI –
Non me lo faccio ripetere e comincio a sferzare quel culo magro e sodo che sembra quello di una ventenne. Ogni colpo schiaffeggia le cosce e la vulva di O. Il mio pene non è certo all’altezza di quello di C ma il godimento di O mi sembra più evidente. I suoi umori sono sempre più abbondanti e tra lo sperma di C e i suoi succhi in terra si è ormai formato un’evidente traccia di amplesso.
Ha una fica calda ed accogliente e le grandi labbra molto prospere che accarezzano la mia asta.
– Su su aumenta che non resisto più… ho già una certa età… cerca di capire… mi stai scopando come non l’ho mai fatto –
Saranno stati i complimenti, il fatto che mentre scopavo O lei cercava con la bocca di rinverdire, inutilmente, l’erezione di C che, al contempo, si godeva lo spettacolino, che ne io ne O resistemmo più a lungo. I fiotti di umore si trasformarono in veri e propri spruzzetti che arrivavano a lambire la mia camicia e a quel punto ho rilasciato tutto il mio nettare dentro quel fiore. La tenevo per i fianchi, infierivo con dei colpi che quasi sentivo dolore. Ho sentito i testicoli risalire lo scroto e svuotare la loro virilità dentro O. In quel momento ho sentito di possederla. Di essere strumento di piacere e al contempo di godere del suo godimento.
Pochi attimi per ricomporsi.
La chiave che si gira nella toppa.
Un grazie detto sottovoce e, ora, con un poco di vergogna.
Un viso soave, gentile e soddisfatto.
Il solo è ora presente e gli espositori, nonostante la mia assenza, sono tutti li.
uno sguardo fugace, complice e poi, ognuno al proprio compito, consapevoli che dovrà rimanere tutto chiuso oltre quella porta.

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